Dei limiti di assoggettabilità a misura cautelare reale (sequestro preventivo) di una gestione patrimoniale sottoposta a pegno e di polizze con funzione previdenziale.



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Nota a Cass. Pen., Sez. IV, 15 ottobre 2020, n. 37580.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte risulta fondato il motivo di ricorso che attiene, tra l’altro, alla assoggettabilità a sequestro per equivalente di alcuni cespiti in capo al ricorrente che, per vincolo di destinazione, per il particolare regime giuridico cui sono assoggettati ovvero per la funzione previdenziale eventualmente perseguita (polizze), potrebbero essere sottoposti a specifiche limitazioni, qualitative o quantitative, alla pignorabilità previste da disposizioni del codice civile o di quello di rito, e conseguentemente ad analoghi limiti di sequestrabilità, trattandosi di misure suscettibili di tramutarsi nell’ablazione a favore dell’erario mediante la confisca.

Per i Supremi Giudici del tutto erroneamente sostiene il giudice del riesame, in sede di rinvio, che la questione relativa alla pignorabilità dei singoli cespiti (nella specie gestione patrimoniale che si assume vincolata al diritto di escussione dell’istituto di credito depositario, polizze con funzione previdenziale), esuli dalla cognizione del giudice del riesame attenendo alla fase dell’esecuzione e che pertanto soltanto in sede di incidente di esecuzione sarebbe stata ammissibile una reazione dell’interessato all’eventuale sequestro dei cespiti operato fuori dai limiti di assoggettabilità alla cautela reale. A tale proposito la giurisprudenza di legittimità, anche a sezioni unite ha evidenziato come la verifica della ricorrenza di eventuali limiti, previsti dalle norme del codice di procedura civile, alla pignorabilità di beni sottoposti a cautela penale reale, non attenga alle modalità esecutive della cautela, bensì alla astratta legittimità della stessa (sez.U, 21.7.2016, Culasso, Rv.267592 in relazione a beni compresi in fondo patrimoniale), e che in particolare “la catena dei rinvii, dall’art. 318 cod. proc. pen. all’art. 324, fino al comma 9 dell’art. 309, rende evidente come il controllo demandato al tribunale del riesame sia “pieno” e non soffra delimitazioni ma debba tendere alla verifica di legittimità della misura ablativa per tutti i suoi profili, compresi quelli di sostanza e derivazione civilistiche, salvo l’esercizio del potere di devoluzione al giudice civile ai sensi dell’art. 324, comma 8 cod. proc. pen.”. Assume nella fattispecie la Corte a sezioni unite che deve ritenersi viziato tanto per violazione di legge, quanto per difetto di motivazione il provvedimento con cui il giudice del riesame cautelare, oltre ad escludere la propria competenza a provvedere, si limiti a sostenere che la questione relativa alla insequestrabilità dei beni conferiti nel fondo patrimoniale riguarda la fase esecutiva del sequestro e non la sua astratta legittimità.

Analoghe considerazioni sono state svolte, anche più recentemente, dai giudici di legittimità in relazione al sequestro preventivo per equivalente, in una prospettiva di confisca, degli emolumenti retributivi o pensionistici che siano stati accreditati su conto bancario o postale, se non per gli importi eccedenti il triplo della pensione sociale, quale limite generale stabilito in materia di pignorabilità dall’art. 545 cod. proc. civ.

Pertanto risulta essere stata pacificamente riconosciuta la cognizione del giudice del riesame ovvero dell’appello cautelare a provvedere sulle contestazioni concernenti i limiti di pignorabilità dei cespiti sottoposti a sequestro preventivo.

L’assoluta carenza motivazionale del provvedimento impugnato su tale questione giuridica, che attiene ad un presupposto della misura reale, quale quella dell’assoggettabilità del bene a cautela preventiva in ambito penale, è palese e la stessa assume particolare rilievo nella specie in ragione degli specifici vincoli di cui il ricorrente, fin dalla prima impugnazione dinanzi al giudice del riesame, aveva dedotto l’esistenza (rappresentati da un pegno a favore dell’istituto di credito depositario della gestione patrimoniale e dalla destinazione previdenziale delle polizze sequestrate), trattandosi di questioni già affrontate dalla giurisprudenza di legittimità in sede di riesame cautelare e ritenute suscettibili di apprezzamento non univoco, in ragione della natura e dalla funzione degli strumenti finanziari sequestrati (in relazione a polizza assicurativa sez.5, 30.3.2016, Barberini, Rv.266703; in relazione alla distinzione e alla rilevanza tra pegno regolare ed irregolare a favore di istituto di credito, sez.3, 11.5.2016 n.19500, non massimata).

Conclusivamente, il provvedimento impugnato è stato annullato con rinvio.

 

Qui la pronuncia.

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