Rapporti successori e liquidazione parziale.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 13 ottobre 2020, n. 17726.

di Donato Giovenzana

 

La controversia sottoposta all’esame del Collegio pugliese concerne la richiesta di liquidazione, avanzata dal ricorrente, quale coerede, della quota di propria spettanza (ovvero un quarto) delle somme giacenti sul conto corrente della defunta madre, senza il coinvolgimento di tutti gli altri coeredi.

Dalle dichiarazioni delle parti e dalla documentazione versata in atti emerge che la defunta madre del ricorrente era cointestataria, insieme ad altre due persone, del predetto conto corrente. Il ricorrente, sia nel ricorso, sia nella dichiarazione di successione, ha affermato che il rapporto in questione presenta un saldo attivo complessivo di € 29.914,51, già al netto delle somme di spettanza liquidate agli altri due cointestatari; mentre il saldo attivo indicato dall’intermediario è pari a € 27.544,11.

Il ricorrente, in particolare, considera illegittimo il rifiuto opposto dall’intermediario resistente alla liquidazione parziale, mentre l’intermediario ritiene necessario il consenso di tutti gli altri eredi al fine di procedere alla liquidazione.

Ciò chiarito, il Collegio rileva la fondatezza delle doglianze formulate dal ricorrente, ritenendo il comportamento tenuto dall’intermediario resistente illegittimo, in quanto risulta oltremodo gravosa la richiesta del consenso di tutti gli eredi per dare corso alla liquidazione richiesta.

Sulla questione relativa all’ammissibilità dell’azione individuale del coerede volta a far valere un credito caduto in successione è di recente intervenuto – seppur relativamente ad una fattispecie diversa da quella in esame – il Collegio di Coordinamento (decisione n. 27252/18), il quale, sulla scia del più recente orientamento della Suprema Corte, n. 27417/2017 (per la quale il coerede può far valere il credito del de cuius nella sua interezza senza che sia necessario che dimostri di agire anche nell’interesse degli altri coeredi e quindi della comunione), ha affermato il seguente principio di diritto:

“[…] Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.

Pertanto, in conformità alla giurisprudenza sopra citata, deve riconoscersi il diritto del ricorrente ad ottenere la propria quota dei crediti ereditari, senza che sia necessario chiamare in causa gli altri coeredi. In accoglimento del ricorso, il Collegio dispone pertanto che l’intermediario corrisponda al ricorrente l’importo pari ad un quarto delle somme giacenti sul conto corrente del de cuius, ovvero € 6.886,02, dovendosi prendere in considerazione, in mancanza di allegazioni da parte del ricorrente, il minore tra l’importo indicato dal ricorrente e quello riconosciuto dall’intermediario.

 

Qui la decisione.

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