Sul deferimento del giuramento suppletorio nel giudizio contro la banca depositaria per il risarcimento dei danni subiti per effetto di furto del contenuto di una cassetta di sicurezza.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 5 novembre 2020, n. 24647.

di Donato Giovenzana

 

I titolari di una cassetta di sicurezza hanno convenuto in giudizio la loro Banca, per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti a causa di un furto avvenuto nei locali da quest’ultima adibiti al servizio di cassette di sicurezza.

La sentenza del Tribunale ha rigettato la domanda attorea, “perché sfornita di prova in ordine alla custodia effettiva dei gioielli nella cassetta di sicurezza noleggiata al momento del furto”.

E’ seguita l’impugnazione da parte degli attori in primo grado avanti alla Corte di Appello, che l’ha accolta precisando che “gli appellanti hanno reiterato la richiesta di giuramento suppletorio ed estimatorio, già formulato nel giudizio di primo grado e non ammesso dal Tribunale”; e che “questa Corte ha ritenuto ricorrenti le condizioni previste dalle legge per deferire il chiesto giuramento”. La Corte territoriale ha poi precisato, in relazione all’esperimento dei giuramenti in discorso, che gli “appellanti hanno confermato che all’interno della cassetta di sicurezza n. ….., all’atto del furto si trovavano gli oggetti preziosi indicati nelle denunce del 7 e 28 marzo ….. e che all’epoca del furto il valore dei beni sottratti, calcolato nella moneta attualmente in corso, era pari ad euro 55.260.89”.

A fondamento della propria determinazione di dare corso al giuramento suppletorio, la Corte territoriale ha affermato che, “valutato in maniera approfondita e complessiva il quadro probatorio acquisito nei due gradi di giudizio, c’è la prova che a) che gli attori possedevano molti gioielli e monete, che essi li tenevano nella cassetta di sicurezza della Banca appellata (e non si servivano anche della cassetta di altre), c) che molti astucci lasciati vuoti dai ladri contenevano loro gioielli”. “Altre prove, quale quella testimoniale secondo cui i gioielli erano depositati alcuni giorni prima del furto” – ha in proposito ancora aggiunto la decisione – “sarebbero quasi impossibile da fornire poiché non è usuale che ci si porti dei testimoni per far vedere il contenuto esatto della cassetta di sicurezza (tanto più che uno dei motivi fondamentali per cui si noleggia una cassetta di sicurezza è anche quello di evitare di pubblicizzare il possesso di valori)”.

La Suprema Corte, nell’avviare l’esame del ricorso, ha richiamato la giurisprudenza di legittimità del tutto consolidata secondo cui la decisione di ammettere il giuramento decisorio è rimessa al prudente apprezzamento del giudice del merito. La sussistenza in concreto della c.d. semiplena probatio, di conseguenza, non è sindacabile in sede di legittimità se non sotto il profilo dell’adeguatezza della motivazione. Rispetto a quest’ultimo profilo (della adeguatezza, appunto) la Cassazione non ha mancato di sottolineare che quella nella specie (del giuramento suppletorio) rimessa al giudice del merito è una discrezionalità dai tratti assai ampi, supportabile anche dalla presenza di semplici indizi e presunzioni, quand’anche non fornite dei requisiti della gravità, della precisione e della concordanza.

Ciò posto, ha aggiunto che la decisione del primo giudice di non accedere al deferimento del giuramento non pregiudica in alcun modo l’eventuale giudice del secondo grado di ammetterlo, quand’anche in ragione di una diversa valutazione del medesimo materiale probatorio nel concreto raccolto (non diversamente, nella sostanza, la decisione del giudice del primo grado, che si basi sull’esito del giuramento, non viene a pregiudicate l’eventualità di una diversa determinazione da parte del giudice del secondo grado che, prescindendo dall’esito del giuramento, addivenga a una conclusiva valutazione del materiale probatorio raccolto prima della delazione del giuramento).

Nell’appoggiarsi al materiale prodotto nel giudizio avanti al Tribunale, la Corte di Appello ha “rilevato che in primo grado, effettivamente, era stata raggiunta”: la “prova del possesso da parte degli attori di gioielli di notevole valore”, come pure quella dell’”abitudine di costoro di custodirli nella cassetta di sicurezza noleggiata presso la (Banca)”. Una simile motivazione appare sufficiente, sotto il profilo della sua adeguatezza (l’unico, si è già detto, che nella presente sede può venire in rilievo), a sorreggere — nella concatenazione logica delle sue componenti – la decisione della Corte territoriale di deferite il giuramento suppletorio. Anche perché ai detti rilievi, mutuati dal materiale formato nel precedente grado del giudizio, la Corte di Appello aggiunge un’ulteriore e importante osservazione: “quella per cui costituisce primaria connotazione funzionale del servizio imprenditoriale delle cassette di sicurezza l’assicurare al cliente una compiuta segretezza (nei confronti di ogni altro soggetto, banca predisponente il servizio compresa) circa i beni che, tempo per tempo, ritenga di immettere, ovvero ritirati, dalla materialità della cassetta che gli è stata assegnata. Una simile peculiarità, in effetti, appare propriamente destinata a riflettere luce anche sulle dinamiche probatorie dei giudizi che, per un verso o per altro, coinvolgano il detto servizio imprenditoriale..

 

 

Qui la pronuncia.

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