L’erede “subentra” nei rapporti attivi e passivi del correntista defunto.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 16 luglio 2020, n. 12759.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta all’esame del Collegio meneghino verte principalmente sulla valutazione della legittimità della pretesa della ricorrente, coerede della madre titolare di un conto corrente intrattenuto con l’intermediario, di vedersi da quest’ultimo liquidata la quota ereditaria del relativo saldo attivo.

In via preliminare viene rigettata l’eccezione di inammissibilità/improcedibilità del ricorso per genericità ed assenza di supporti documentali e probatori sollevata dal convenuto. La domanda della ricorrente e le relative allegazioni a sostegno sono, infatti, sufficientemente circostanziate, tali da consentire all’Arbitro, al quale sono state offerte anche bastevoli evidenze probatorie documentali, di procedere alla disamina nel merito del thema decidendum.

Ciò detto, va riconosciuta la legittimazione di ciascun coerede ad agire per riscuotere, pro quota (ovvero per l’intero), i crediti vantati dal de cuius nei confronti dell’intermediario (cfr. Collegio di Coordinamento, decisione n. 27252/2018). Naturalmente, a questo fine è necessario che chi agisce dimostri la sua qualità di erede. Con riguardo al caso di specie occorre allora rilevare che, a tale effetto, la ricorrente ha, tra l’altro, offerto in comunicazione una attestazione giudiziale raccolta dal Cancelliere della Volontaria Giurisdizione del Tribunale, nella quale altro coerede attesta la qualità di erede in capo a sé stesso ed agli altri fratelli (compresa la ricorrente) e una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà da lei stessa resa davanti all’ufficiale dello stato civile, in cui risultano indicati anche tutti gli altri coeredi.

Questa documentazione è senz’altro idonea a fornire la prova della qualità di erede di parte attrice (cfr., tra le altre, Cass. SU n. 12065/ 2014; Collegio di Bologna n. 6787/2018; Collegio di Milano, n. 23009/2019).

Lo stesso intermediario, inoltre, dà atto di aver ricevuto la dichiarazione di successione della defunta, il certificato di morte e due dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, sottoscritte da altri coeredi pur senza l’autentica del pubblico ufficiale.

Alla luce di tutte queste evidenze documentali parte ricorrente, in quanto coerede, ha dunque diritto di chiedere ed ottenere dall’intermediario la liquidazione della sua quota (agevolmente determinabile, trattandosi di successione legittima di otto eredi tra i quali ripartire in parti uguali l’eredità) di attivo, nella specie costituito dal saldo attivo del conto alla data dell’apertura della successione.

Tale sua qualità comporta, peraltro, che essa debba altresì rispondere pro quota dei debiti del de cuius (art. 752 c.c.), nella specie, per quanto qui interessa, di quelli derivanti dal rapporto di mutuo ipotecario già facente capo alla madre defunta e la cui esistenza risulta pacificamente dalla stessa dichiarazione di successione in atti.

 

 

Qui la decisione.

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