Contratti di investimento mobiliari stipulati fuori della sede dell’intermediario e diritto di recesso del cliente.



1 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 15 settembre 2020, n. 19161.

di Donato Giovenzana

 

 

Secondo la Suprema Corte si dibatte del diritto, in capo all’investitore, di recedere dal contratto nel termine di sette giorni dalla stipula fuori sede: diritto che, evidentemente, l’investitore non avrebbe modo di esercitare, in mancanza della disposizione che, in conformità di quanto prescritto dall’art. 30, comma 6, t.u.f., glielo accordi.

La possibilità di esercitare un diritto di ripensamento nel termine di sette giorni in assenza di correlativa previsione convenzionale potrebbe giustificarsi solo se si ipotizzasse un meccanismo di sostituzione automatica ex art. 1419 comma 2, c.c.: ma la nullità parziale contemplata da tale norma è esclusa proprio dall’art. 30, comma 7, cit., che commina la nullità totale del contratto di investimento per il caso di omessa indicazione, nel contratto, del diritto di recesso.

Per il che la Cassazione ha accolto il ricorso dell’investitore proprio in ragione dell’art. 30 del Tuf, secondo cui l’efficacia dei contratti di collocamento di strumenti finanziari o di gestione di portafogli individuali conclusi fuori sede risulta sospesa per i sette giorni decorrenti dalla data di sottoscrizione da parte dell’investitore; l’investitore può comunicare il proprio recesso senza spese né corrispettivo al consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede o al soggetto abilitato e tale facoltà è indicata nei moduli o formulari consegnati all’investitore.

La mancata indicazione della facoltà di recesso nei moduli o formulari comporta la nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal cliente.

 

 

Qui la pronuncia.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap