Annullamento del testamento e delazione in favore del successibile ex lege (a cui la Banca aveva pagato le giacenze bancarie del de cuius).



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 21 maggio 2020, n. 9364.

di Donato Giovenzana

 

Il Tribunale salentino ha disposto l’annullamento, per mancanza della data, dei testamenti olografi del de cujus, contenenti la nomina di un erede universale, dichiarando pertanto aperta la successione legittima del defunto in favore di suo fratello.  

Anche la Corte distrettuale ha confermato detto annullamento.   L’erede testamentario ha quindi proposto ricorso per Cassazione, censurando – inter alia – la sentenza per averlo ritenuto soccombente nei confronti della Banca, che aveva pagato le giacenze bancarie del de cuius all’erede legittimo prima che fosse pronunciato l’annullamento del testamento; a suo dire, posto che il testamento annullabile, fino a quando non ne sia disposto l’annullamento, è efficace, la banca era venuta meno ai propri obblighi di custodia, accordando il pagamento a un soggetto che, in quel momento, non aveva il titolo di erede.  

La Suprema Corte ha precisato che in materia contrattuale è stato chiarito che la pronuncia di annullamento di un negozio giuridico ha efficacia retroattiva nel senso che essa comporta il ripristino, fra le parti, della situazione giuridica anteriore al negozio annullato. Pertanto, deve considerarsi valido l’atto di disposizione del bene oggetto del negozio poi annullato, compiuto dall’originario titolare del bene nelle more del giudizio di annullamento del precedente negozio.   Il principio è applicabile anche all’annullamento del testamento.  

Per la Cassazione, pronunziato l’annullamento del testamento ne vengono meno gli effetti, con effetto retroattivo, al momento dell’apertura della successione. Se questo contiene la nomina di un erede universale, la pronuncia di annullamento opera retroattivamente, determinando ab origine la delazione esclusivamente in favore del successibile ex lege, come se il testamento non fosse mai esistito. Qualsiasi effetto nelle more prodottosi a favore del soggetto designato nel testamento annullato cade retroattivamente. Consegue che l’atto di disposizione posto in essere dall’erede legittimo, prima che sia pronunciato l’annullamento della scheda, è valido.   Per il che la pretesa a che la banca fosse condannata alla restituzione delle somme e dei valori prelevati dall’erede legittimo risulta priva di giustificazione.   Il ricorso è stato rigettato.

 

 

Qui la pronuncia.

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