Centrale dei Rischi e Covid-19



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di Giuseppe Angiulli

 

 


Censimento creditizio e pandemia secondo le prescrizioni del Decreto Liquidità

La Centrale dei Rischi è una banca dati gestita dalla Banca d’Italia (c.d. CR) che assolve la funzione istituzionale di monitorare il merito creditizio della clientela bancaria (sia di soggetti privati sia di persone giuridiche) in ordine alle loro posizioni debitorie, al fine di contenere il rischio degli impieghi da sovraesposizioni, a salvaguardia della stabilità del sistema.

Le modalità di censimento ed aggregazione delle informazioni sugli affidamenti concessi da ciascun intermediario vigilato ai singoli clienti sono disciplinate dalle Istruzioni vincolanti, nonché da linee guide emanate di volta in volta dallo stesso ente gestente. Negli ultimi anni il peso di queste segnalazioni ha condizionato profondamente il mercato creditizio escludendo a molte imprese l’accesso alla liquidità, in quanto nella maggior parte dei casi una segnalazione ad incaglio/sofferenza determina la “soppressione economica dell’impresa”.

Al netto, quindi, degli intuibili effetti che una scorretta segnalazione può determinare sulla reputazione personale e commerciale dei soggetti segnalati, la stessa Banca d’Italia ha più volte postulato il senso di responsabilità degli intermediari nel riportare fedelmente i rapporti con la propria clientela. L’intervento del regolatore pubblico è avvenuto anche in situazioni di grave sconvolgimento dovute a fenomeni naturali, territorialmente limitate, nel tentativo di temperare le difficoltà economiche da esse derivanti e le esigenze pubblicistiche del sistema.

Ad oggi, le imprese italiane stanno vivendo la medesima situazione a causa della pandemia da Covid-19, con la differenza che questa volta gli effetti economici si riverberano sull’intero territorio nazionale e sono destinati a permanere per chissà quanto altro tempo.

I primi sostegni economici alle famiglie e alle imprese (tra cui si segnala la proroga delle scadenze fiscali, prestiti garantiti SACE, sospensione delle rate di mutui e altri finanziamenti rateali, etc.) previsti nel Decreto Liquidità n. 23 dell’8 aprile 2020, richiedono quale condizione generale che i richiedenti non presentino, alla data della richiesta di garanzia, esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate  come deteriorate, ovvero sofferenze, inadempienze probabili o scadute e sconfinamenti.

La disciplina parrebbe premiare solo le imprese “in bonis”, lasciando sprovviste di tutele proprio quelle più fragili costrette a dipanare la matassa dei debiti contratti, anche in funzione del lockdown, senza alcuna risorsa e con il pericolo, già paventato dalle Procure italiane, di infiltrazioni mafiose c.d. “salva impresa”. Non v’è alleggerimento nei requisiti di accesso alle agevolazioni ma solo un potenziamento ulteriore dei Fondi di garanzia PMI e un rinvio bonario dell’adempimento di passività pregresse.

Del tutto evidente che tali previsioni concernono le implicazioni sulla segnalazione alla Centrale dei Rischi.

Sul punto, la Banca d’Italia è intervenuta con Comunicazione del 23 marzo 2020 per chiarire il trattamento delle operazioni soggette all’articolo 56 del predetto decreto, precisando che “nella segnalazione della relativa posizione debitoria si dovrà tener conto dell’impossibilità di revocare in tutto o in parte i finanziamenti in discorso o della proroga del contratto”. Con riferimento alle imprese beneficiarie della sospensione prevista al comma 2, lett. c) del citato articolo, nella segnalazione della relativa posizione debitoria si dovrà tener conto della temporanea inesigibilità dei crediti ad oggetto, sia in quota capitale che in sorte interessi (ove prevista).

Altresì, onde arrestare i primi atteggiamenti refrattari degli operatori bancari, con Circolare del 24.04.2020 l’ABI ha ribadito che per i finanziamenti istituti ex art. 13 comma 1, lettera m) del DL 23/2020, la restituzione del capitale non può avvenire prima di 24 mesi dall’erogazione. Nello specifico si legge che “tale finanziamento non può essere utilizzato per compensare alcun prestito preesistente, sia nella forma di scoperto di conto sia in altra forma di prestito“.

Si tratta di prestiti garantiti al 100% dallo Stato come forma di sostegno alle imprese a causa dell’emergenza Covid-19 per ottenere rapidamente liquidità procrastinando la data di restituzione ad un tempo ragionevole. Una compensazione (arbitraria) determinerebbe un avvio del rimborso del capitale prima dei 24 mesi, contra legem, facendo decadere la garanzia. Ciò ne traviserebbe anche la ratio con conseguente difetto di causa e nullità del contratto ai sensi dell’art. 1418 c.c..

In questa particolare situazione è, dunque, necessario che gli intermediari nell’attività di segnalazione continuino a conformarsi ai canoni concreti di prudenza, cautela e correttezza alla stregua dei più severi criteri di valutazione del rischio di credito introdotti con i c.d. accordi di Basilea III.

Occorre evitare il rischio che un’illegittima segnalazione comprometta non solo l’accesso al credito ma anche ai benefici introdotti dallo Stato per far fronte ad un’emergenziale situazione socio-economica, rimarcando di nuovo l’importanza del controllo assiduo e solerte degli operatori di vigilanza.

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