L’astratta responsabilità dell’emittente “putativo” di assegno circolare “clonato”.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 23 dicembre 2019, n. 26825.

di Donato Giovenzana

 

La questione sottoposta al Collegio pugliese attiene all’eventuale responsabilità della banca, che risulti, in apparenza, emittente di un assegno circolare rivelatosi falso, nei confronti del beneficiario, per avere accordato, telefonicamente, il “bene emissione” all’intermediario negoziatore.   Orbene, al riguardo, il Collegio ha ritenuto sussistente la responsabilità dell’intermediario emittente “putativo”, per non avere risolto, per un significativo arco di tempo, il problema delle interferenze di terzi nella propria linea telefonica, pur essendo a conoscenza di episodi di truffa, mediante rilascio del “bene emissione”, da parte di soggetti qualificatisi come suoi dipendenti.   Nel caso di specie, non è controverso che l’assegno non sia stato emesso dall’intermediario resistente e che il ricorrente abbia richiesto il “bene emissione” alla filiale dell’intermediario negoziatore (cfr. verbale di sommarie informazioni ex art. 351 c.p.p., redatto in data 2/8/2019 nei confronti del direttore della filiale presso cui era stato richiesto il “bene emissione” per l’assegno in questione). L’intermediario, inoltre, ha versato in atti documentazione da cui risulta la sua consapevolezza (a partire dal mese di giugno 2016) di episodi di truffe del tutto analoghi a quello occorso nel caso di specie. In particolare, nella denuncia presentata dall’intermediario in data 30/3/2017 si fa riferimento a un individuo, che avrebbe finto di essere un suo dipendente, rispondendo alle richieste telefoniche di bene emissione, il cui nominativo corrisponde a quello indicato dal ricorrente; si conferma, inoltre, che l’utenza contattata dalla banca negoziatrice corrisponde al numero di telefono di quella apparentemente emittente (n. *63308).   A quest’ultimo riguardo, l’Abf barese ha avuto modo di riconoscere l’astratta responsabilità dell’emittente “putativo”, precisando che “rispetto ad esso – alla stregua dei principi enunciati nella Dec. del Coll. Coord. n. 7283/18 – non vale quale esimente di colpevolezza, per il danno cagionato al beneficiario del titolo, la dedotta intromissione fraudolenta di terzi soggetti nella propria linea telefonica durante la conversazione intrattenuta per l’ottenimento del bene-emissione. Sul punto, come già evidenziato da questo Arbitro in casi analoghi, l’intermediario non può rendere pubblico il proprio riferimento telefonico e, allo stesso tempo, declinare ogni responsabilità per informazioni che, attraverso l’infrastruttura telefonica di cui è dotato e soggetta al suo stretto controllo, vengano fornite alla clientela e agli intermediari con i quali essa entra in contatto (cfr., in tal senso, Collegio di Napoli, decisione n. 436/17, nonché. Collegio di Milano, decisione n. 5446/16)” (Coll. Bari, dec. n. 10623/19).  Rispetto agli episodi di truffa sopra menzionati, il primo messaggio “di allerta” dell’intermediario convenuto risulta essere stato inserito nel sistema interbancario in epoca successiva ai fatti oggetto del ricorso in argomento.   Per il che, secondo il Collegio la condotta dell’intermediario resistente non può andare immune da censure, in termini di contrarietà ai richiamati obblighi organizzativi, in funzione della prevenzione di episodi analoghi a quelli oggetto del presente procedimento o, comunque, di contenimento delle conseguenze dannose, rispetto a eventi noti e, dunque, astrattamente prevedibili.   Non di meno, osta al riconoscimento di una responsabilità, in concreto, dell’intermediario resistente l’omessa prova, da parte del ricorrente, dell’effettivo rilascio del bene emissione, avendo l’intermediario negato di avere ricevuto la menzionata telefonata e di avere accordato il “bene emissione” e non risultando elementi di segno contrario, nella documentazione in atti.   Pertanto, il ricorso non è stato ritenuto meritevole di accoglimento.

 

 

Qui la decisione.

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