Il diritto alla portabilità del conto tra due Filiali dello stesso Istituto di credito.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 14 febbraio 2020, n. 2540.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Il ricorrente, titolare di due conti correnti presso l’intermediario convenuto, lamentava la mancata indicazione dei motivi assunti a fondamento del diniego relativo alla richiesta di apertura di un nuovo conto corrente – avanzata a nome dello stesso ricorrente in qualità di amministratore di condominio –, nonché il mancato trasferimento dei summenzionati conti presso altra filiale dello stesso intermediario[1].

In sede di controdeduzioni, parte resistente chiedeva il rigetto del ricorso sull’assunto che, nell’ambito della propria discrezionalità e autonomia, ha facoltà di procedere o meno all’apertura del conto corrente e alla concessione di strumenti di pagamento.

In primo luogo, il Collegio di Milano ha dichiarato – conformemente a quanto già espresso in passato dall’ABF – “l’inesistenza nel nostro ordinamento di un generale obbligo di contrarre in capo all’intermediario”: in particolare, la stessa sarebbe desumibile, da un lato, dal riconoscimento costituzionale della libertà di iniziativa economica e dall’altro, a contrario, dall’art. 2597 c.c., il quale impone a chi esercita un’impresa in condizione di monopolio legale l’obbligo di contrattare con chiunque richieda le prestazioni oggetto della stessa.

Pertanto, il presente Collegio ha escluso il riconoscimento del diritto all’apertura di un conto corrente in capo al ricorrente, precisando altresì di non poter emanare una decisione costitutiva del rapporto in oggetto – la quale eluderebbe l’autonomia decisionale dell’intermediario –, e di non poter condannare lo stesso “ad un qualunque facere fosse anche solo quello di esplicitare le proprie ragioni[2].

In secondo luogo, con riguardo al mancato trasferimento dei due conti correnti del ricorrente presso un’altra filiale del medesimo intermediario, il Collegio di Milano ha richiamato l’art. 2 della L. 24 marzo 2015 n. 33, il quale, recando la disciplina sulla trasferibilità dei servizi di pagamento connessi al rapporto di conto di pagamento, precisa che la stessa debba avvenire da un prestatore di servizi di pagamento “verso un altro prestatore di servizi di pagamento”.

Dall’esame della presente norma, è stata dedotta l’inesistenza del diritto del cliente ad ottenere, da parte della banca, il trasferimento del proprio conto corrente da una filiale ad un’altra; affinché ciò avvenga è necessario che entrambe le parti siano favorevoli: l’istituto di credito potrebbe rifiutare il summenzionato trasferimento qualora lo stesso risulti “lesivo per i propri interessi o non adeguatamente motivato dallo stato dei reciproci rapporti”.

Alla luce di quanto esposto, ritenendo anche “fuori luogo il tenore risentito e l’insistenza con cui parte ricorrente espone le proprie pretese”, il presente Collegio arbitrale ha dichiarato inammissibile il ricorso.

Tuttavia, ha concluso affermando che l’intermediario – senza alcuna limitazione della propria autonomia – avrebbe potuto rendere una ragionevole motivazione del rifiuto a contrarre e, pertanto, lo ha invitato, “per il futuro, a motivare le ragioni di ogni diniego, essendo meritevole di considerazione l’interesse a ricevere informazioni anche di carattere generale”.

 

 

Qui la decisione.


[1] Ad avviso di parte ricorrente, data l’assenza di presupposti dai quali poter dedurre una sua condotta sfavorevole, l’esito negativo delle due richieste è stato determinato dalla diffusione, per mezzo stampa e internet, di false notizie “sul suo conto”, e delle quali l’istituto di credito è venuto a conoscenza.

Sul punto si precisa che, in sede di repliche, il ricorrente aveva chiesto la convocazione dei legali dell’intermediario affinché si procedesse ad una loro audizione. La presente richiesta, senza alcun dubbio, è stata ritenuta inammissibile alla luce sia della proposizione di una nuova domanda in sede di repliche, che della natura del presente procedimento.

[2] Sul punto, ABF, Collegio di Coordinamento, decisione n. 6182/2013: «La specificità dell’indicazione delle motivazioni di esclusione del cliente dal credito si presenta, allora, come profilo imprescindibile della doverosa funzione che le risposte dell’intermediario sono destinate ad assumere ai fini dell’orientamento del cliente stesso nei suoi rapporti di credito presenti e futuri. Conseguentemente, è da ritenere indiscutibile l’attuale sussistenza di un diritto del cliente a ricevere indicazioni, anche se di carattere generale (in quanto applicazione di criteri elaborati per la generalità della clientela), ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni dell’eventuale diniego di credito. Peraltro, pare opportuno precisare come la conclusione nel senso della doverosità di una simile indicazione personalizzata e significativa delle motivazioni della decisione negativa non implichi una incisione dell’autonomia decisionale dell’intermediario, in quanto tale conclusione deve essere comunque intesa nel rispetto del principio della sua discrezionalità imprenditoriale nella concessione de credito. I chiarimenti da fornire al cliente, insomma, lasciano ferma la insindacabilità degli orientamenti dell’intermediario in ordine alla concessione del credito, la sua facoltà, cioè, di valutare ogni richiesta di credito – come puntualizza uno degli intermediari convenuti – “sulla base di criteri suoi propri”, le caratteristiche personali del richiedente (anche con riguardo alla sua storia creditizia) risultando, allora, da valutare con riferimento, in particolare, a “le politiche di rischio adottate da ciascun ente, la sua credit policy, i propri livelli patrimoniali”».

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