Corte costituzionale: legittima la modifica peggiorativa dei tassi d’interesse nei buoni fruttiferi ante D.M. 13/06/1986



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Corte costituzionale, sent. n. 26/2020

di Pierpaolo Verri


La Corte costituzionale è stata chiamata a giudicare sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni), e successive modifiche, nella parte in cui consentiva di estendere, con decreto del Ministro del Tesoro assunto di concerto con il Ministro per le Poste e le Telecomunicazioni, le modifiche peggiorative dei tassi di interesse ad una o più serie di buoni postali fruttiferi emesse precedentemente al decreto ministeriale del 13/06/1986. 

In fatto, la vicenda nasce in seguito ad un giudizio proposto da Poste italiane avverso un decreto ingiuntivo, che intimava il pagamento delle somme residue che si assumevano dovute a favore di due risparmiatori. Questi ultimi, avevano sottoscritto tre buoni fruttiferi dal valore di un milione ciascuno nel 1983, e nel 2003 avevano riscosso i titoli ottenendo una somma inferiore rispetto a quella attesa, sulla base dei tassi d’interesse previsti al momento della sottoscrizione dei buoni.

In concreto l’applicazione dell’art. 173, d.P.R. n. 156/1973, fa sì che i tassi di interesse da riconoscersi non siano quelli riportati dalla tabella a tergo del titolo, bensì quelli meno favorevoli per i risparmiatori, introdotti dal d.m. del 13 giugno 1986. La questione viene rimessa alla Corte per un possibile contrasto del citato art. 173:

  • Con l’art. 3 Cost., per l’ingiustificato sacrificio dell’aspettativa di chi, avendo già sottoscritto i buoni, abbia fatto ragionevole affidamento sul tasso di interesse vigente al momento della sottoscrizione;
  • Sotto altro profilo, con lo stesso art. 3 Cost., per l’ingiustificata disparità di trattamento che ne deriverebbe rispetto alla disciplina delle variazioni in peius dei tassi di interesse bancario di cui agli artt. 117 e 118 TUB, poiché il mutamento peggiorativo dei saggi dei buoni fruttiferi risultava disposto senza la previsione della necessaria sottoscrizione per accettazione da parte dei titolari dei buoni e senza la necessaria comunicazione al domicilio dei titolari dei buoni, allo scopo di consentire loro il tempestivo esercizio del diritto di recesso;
  • Con l’art. 47 Cost., per l’“assoluto scoraggiamento del risparmio […] postale”, che ne conseguirebbe, per effetto della introdotta “possibilità di estendere retroattivamente le variazioni dei tassi di interesse”, con il “rischio di una modifica in senso peggiorativo delle condizioni esistenti”, senza le garanzie di trasparenza apprestate per il risparmio presso istituti di credito.

Quanto alle questioni di merito, la Corte, in via di prima analisi, esclude il carattere retroattivo dell’art. 173 del d.P.R. n. 156/1973. La disposizione, infatti, riporta testualmente che i buoni delle precedenti serie, ai quali è estesa la successiva variazione del saggio, “si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato” e, cioè, sul capitale e sui correlativi interessi come sino a quel momento calcolati in base al saggio previgente. In tal senso, la variazione sfavorevole dei tassi, consentita dall’art. 173, opera solo per il futuro, a decorrere dall’entrata in vigore del decreto che la disponga. Per questo motivo deve escludersi la retroattività della norma.

Tantomeno, ritiene la Corte, può ritenersi sussistere una disparità di trattamento tra utenti di servizi asseritamente analoghi che l’art. 173 produrrebbe con riferimento ai servizi bancari, in violazione dell’art. 3 Cost. Ciò poiché deve ritenersi innegabile l’eterogeneità dei buoni fruttiferi negoziati da Poste italiane rispetto agli strumenti finanziari offerti dal sistema bancario.

Infine, per quanto riguarda il terzo profilo di contrasto con l’art. 47, anche quest’ultimo muove dal presupposto carattere retroattivo delle variazioni sfavorevole del saggio di interesse dei buoni postali. Presupposto, come detto in precedenza, ritenuto erroneo dalla Corte, pertanto l’art. 173 non si pone in contrasto con l’art. 47 Cost. 

La Corte costituzionale precisa come “la possibilità di variazione, anche in senso sfavorevole, dei tassi di interesse sui buoni fruttiferi postali riflettesse un ragionevole bilanciamento tra la tutela del risparmio e un’esigenza di contenimento della spesa pubblica; contenimento che, in caso di titoli emessi da enti a soggettività statutale, implicava appunto la previsione di strumenti di flessibilità atti ad adeguare la redditività di tali prodotti all’andamento dell’inflazione e dei mercati”.

La Corte conclude, pertanto, dichiarando inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 del d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156 e successive modifiche, con riferimento agli artt. 43 e 97 Cost. e infondata in riferimento agli artt. 3 e 47. Una soluzione che appare peraltro conforme a quanto statuito dalla Corte di Cassazione a Sezione Unite con la pronuncia n. 3963 dell’11 febbraio 2019, che ha statuito la legittimità della variazione del tasso di interesse disposta con decreto ministeriale per i buoni fruttiferi emessi ante D.M. del 13 giugno 1986.

Qui il testo della pronuncia: Corte costituzionale, Sentenza n. 26/2020 

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