I limiti della procura ad agire sul conto corrente.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 17 gennaio 2020, n. 859.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Con la recente ordinanza, la Terza Sezione Civile circoscrive i poteri di agire del soggetto delegato, in rappresentanza del delegante, per il compimento di attività sul conto corrente.  

Più nello specifico, il Collegio, in via preliminare, ripropone la differenziazione tra il contratto con se stesso e la mera procura a compiere attività sul conto, con il primo che è solo un caso di conflitto di interessi che ricorre ogni volta che il rappresentante stipula con se stesso, cosi che è nello stesso tempo parte sia in proprio sia in rappresentanza dell’altro, in conflitto per l’appunto di interessi.

Per contro, l’accordo tra il cliente e la Banca, in base al quale anche un altro soggetto (ovverosia, il delegato) sia autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l’effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare l’Istituto a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma del delegato, non comportando anche il conferimento a quest’ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto[1].

 

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza.


[1] V. Cass. Civ., Sez. III, 22 maggio 2007, n. 11866, in dejure.it.

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