Richiesta stragiudiziale della documentazione e ordine di esibizione: il mancato esperimento della prima non può essere ostativo alla proposizione del secondo.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 4 dicembre 2019, n. 31649.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Nel caso di specie, i ricorrenti deducevano che la Corte territoriale, in palese violazione dell’art. 210 c.p.c., non avesse emesso il richiesto ordine di esibizione di tutti gli estratti conto, a carico della Banca resistente, benché fosse stata data prova di aver richiesto la documentazione stragiudizialmente, ai sensi dell’art. 119 TUB, senza il suo ottenimento. A giudizio dei correntisti, il giudice di seconde cure avrebbe dovuto, più correttamente, procedere con la rideterminazione del saldo dei conti correnti, partendo da un saldo contabile pari a zero, e, per converso, non confermare la decisione del Tribunale, che aveva ricostruito i rapporti di dare/avere tra le parti, partendo dal saldo risultante dai primo degli estratti prodotti in giudizio. Il pronunciamento gravato sarebbe, in definitiva, errato, avendo posto esclusivamente a carico del correntista l’onere della prova, mediante la produzione degli estratti conto relativi all’intero rapporto, sebbene l’Istituto di credito avesse proposto una domanda riconvenzionale, finalizzata a ottenere il pagamento del saldo passivo dei conti correnti e fosse, quindi, consequenzialmente gravato dall’onere di produzione degli estratti conto iniziali (sui quali erano presenti passività).

La Prima Sezione ritiene fondato il motivo di ricorso, qualificando, al contempo, erroneo della Corte territoriale, per cui l’ordine di esibizione, nella fattispecie, fosse precluso per non avere i correntisti dimostrato di essersi attivati stragiudizialmente per ottenere gli estratti conto. In tal guisa, devesi, difatti, osservare che l’art. 119, comma 4, del D.lgs. n. 385/1993, che riconosce al cliente della banca, al suo successore a qualunque titolo e a colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni il diritto di ottenere copia della documentazione relativa a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, vada necessariamente interpretato, alla luce del principio di buona fede nell’esecuzione del contratto, ex art. 1375 c.c., come attributivo ai prefati soggetti il diritto (ovverosia, una posizione sostanziale finale) di ottenere la documentazione inerente a tutte le operazioni del periodo a cui il richiedente sia in concreto interessato, nel rispetto del limite di tempo decennale fissato dalla norma. A tal riguardo, non è necessario che il richiedente indichi in maniera specifica gli estremi del rapporto, essendo, viceversa, sufficiente che l’interessato fornisca unicamente gli elementi minimi indispensabili per consentire alla Banca l’individuazione dei documenti richiesti (quali, a titolo meramente esemplificativo, i dati del soggetto titolare del rapporto, il tipo di rapporto a cui è correlata la richiesta e il periodo temporale di riferimento)[1].

Assunte tali premesse, in seno alla giurisprudenza di legittimità si è consolidato l’orientamento interpretativo per cui il titolare di un rapporto di conto corrente abbia sempre diritto di ottenere dalla Banca il rendiconto, ai sensi del summenzionato art. 119 TUB, anche in sede giudiziaria, adducendo la sola prova dell’esistenza del rapporto contrattuale, non potendosi ritenere corretta una diversa soluzione sul fondamento del disposto di cui all’art. 210 c.p.c.: in altri termini, non può scientemente procedersi a una surrettizia conversione di un istituto di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo, trasformando la sua richiesta di documentazione da libera facoltà a onere vincolante[2].

Da ultimo, il Collegio affronta la questione inerente alla ripartizione dell’onere probatorio. Nei rapporti di conto corrente bancario, il correntista che agisca in giudizio per la ripetizione dell’indebito è tenuto alla prova degli avvenuti pagamenti, nonché della mancanza di una valida causa debendi, essendo onerato, altresì, della ricostruzione dell’intero andamento del rapporto: ne consegue che non possa essere accolta la domanda di restituzione ove gli estratti conto, attestanti le singole rimesse suscettibili di ripetizione, siano incompleti. Nel caso in cui il primo estratto conto disponibile evidenzi un saldo negativo per il correntista, sarebbe errato calcolare i rapporti dì dare/avere con la Banca previo azzeramento di detto saldo, perché ritenuto non provato con la produzione degli estratti conto risalenti alla data di apertura del rapporto[3]. Del pari, in ossequio ai principi generali in tema di onere della prova, l’Istituto, che intenda far valere un credito derivante da un rapporto di conto corrente, deve provare l’andamento di quest’ultimo, per l’intera durata del suo svolgimento, dall’inizio e senza interruzioni[4]. Ne consegue l’erroneità della pronuncia impugnata, laddove, in presenza di una domanda riconvenzionale, proposta dalla Banca, al fine di ottenere il pagamento dei saldi passivi, abbia ritenuto l’onere probatorio della produzione documentale integralmente incombente sui ricorrenti.

 

Qui il testo integrale dell’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28 maggio 2018, n. 13277, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 12 maggio 2006, n. 11004, con nota di S. Carnesecchi, Spese, ora l’avvocato ha un onere in più – Ma sulla procura basta essere diligenti, in Diritto & Giustizia, fasc. 23, 2006, 25.

[2] In tal senso, Cass. Civ., Sez. VI, 8 febbraio 2019, n. 3875, già commentata in questa Rivista, con nota di M. Lecci, L’esibizione documentale ex art. 210 c.p.c. prescinde dal 119 TUB, 12 febbraio 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/02/12/lesibizione-documentale-ex-art-210-c-p-c-prescinde-dal-119-tub/; v. anche V. Papagni, Il correntista ha diritto di ottenere le scritture contabili della banca in sede giudiziaria?, in Diritto & Giustizia, fasc. 27, 2019, 6. In senso conforme, Cass. Civ., Sez. I, 28 maggio 2018, n. 13277, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 11 maggio 2017, n. 11554, già rassegnata in questa Rivista, con nota di M. Chironi, Banche, trasparenza e rendiconto: alcune decisioni chiarificatrici, 4 giugno 2019, https://www.dirittodelrisparmio.it/2019/06/04/banche-trasparenza-e-rendiconto-alcune-decisioni-chiarificatrici/; Cass. Civ., Sez. I, 15 settembre 2017, n. 21472, in dejure.it.

[3] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 28 novembre 2018, n, 30822, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. VI, 23 ottobre 2017, n. 24948, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. Lav., 13 ottobre 2015. n. 20693, in dejure.it.

[4] Cfr. Cass. Civ., Sez. I, 27 settembre 2018, n. 23313, in dejure.it; Cass. Civ., Sez. I, 16 aprile 2018, n. 9365, in dejure.it.

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