Conto corrente: il tasso di interesse può determinarsi “per relationem”



di Pierpaolo Verri

Cass. Civ. sez. I, 26 giugno 2019, n. 17110, n. 17110/2019

 

 


Con l’ordinanza n. 17110 del 26/06/2019, la sez. I civile della Corte di Cassazione si è espressa sulla possibilità, in un contratto di conto corrente, di determinare il tasso di interesse “per relationem” ai sensi dell’art. 117 TUB.

Sul punto, l’orientamento giurisprudenziale prevalente è fermo nel ritenere soddisfatta la condizione posta dall’art. 1284 c.c. – relativa alla determinazione del saggio di interessi legali– allorché il contratto, pur non recando l’indicazione in cifra del tasso di interesse, contenga il richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purché oggettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del tasso stesso.

Dottrina e giurisprudenza sono altresì concordi nel ritenere che il disposto dell’art. 117 TUB ammetta implicitamente che il tasso di interesse possa essere stabilito de relato, censurando unicamente le clausole contrattuali di rinvio agli usi, che sono nulle e da considerarsi non apposte.

La ratio di quest’ultima norma, infatti, va individuata nell’esigenza di salvaguardia del cliente sul piano della trasparenza e della eliminazione delle c.d. asimmetrie informative: il soggetto deve essere posto nelle condizioni di conoscere chiaramente i termini economici dei costi del contratto che sottoscrive, e tale finalità, in relazione alla determinazione del tasso di interesse, può essere perseguita non solo con l’indicazione numerica del tasso, ma anche con il rinvio ad elementi esterni, purché questi ultimi siano di sicura determinazione.

La Corte, però, specifica che quanto sopra esposto vale solo laddove il richiamo ai predetti elementi trovi giustificazione nella necessità di ancorare il tasso di interesse a indici o parametri di sicura identificazione che non siano determinati dalla banca: in tale ipotesi la finalità di trasparenza che sottende la norma può ritenersi soddisfatta, poiché non si è in presenza di alcun occultamento delle condizioni economiche contrattuali. In tal caso, la relatio è resa necessaria dalla volontà di far dipendere l‘ammontare dell’interesse da elementi esterni, non predeterminabili.

Sulla scorta di tale affermazione si richiama l’art. 1.4, all. 2, delle istruzioni della Banca d’Italia del 1992, il quale prevede: “Alcuni degli elementi che concorrono alla determinazione del costo complessivo dell’operazione possono essere omessi dal contratto nel caso in cui dipendano dalla quotazione di titoli o valute ad una data futura ovvero non siano comunque individuabili al momento della stipula del contratto scritto. In tali casi il contratto contiene gli elementi per la determinazione delle suddetti componenti di costo”. Tale previsione, riconosce alla banca la possibilità di rinviare a fonti esterne la definizione della misura degli interessi, circoscrivendo tale ipotesi ai casi in cui non sia possibile definire in cifra il tasso.

Contrariamente, non è giustificabile un richiamo “per relationem” ad un indice già predeterminato unilateralmente dalla banca. Tale condotta non rispetterebbe la predetta ratio dell’art. 117 TUB, poiché il richiamode relato costituirebbe uno strumento attraverso cui verrebbe celata una condizione economica del rapporto che l’istituto di credito avrebbe potuto indicare all’interno del contratto, ai sensi del quarto comma dell’art. 117 TUB. Fatta salva la possibilità di esercitare lo jus variandiai sensi e nei limiti dell’art. 118 TUB.

La Corte, pertanto, conclude enunciando il seguente principio di diritto: “Nella vigenza dell’art. 117 d.lgs. n. 385/1993, il tasso di interesse può essere determinato per relationem, con esclusione del rinvio agli usi, ma in tal caso il contratto deve richiamare criteri prestabiliti ed elementi estrinseci che, oltre ad essere oggettivamente individuabili e funzionali alla concreta determinazione del tasso, risultano essere sottratti all’unilaterale determinazione della banca”.

 

Questa la pronuncia integrale: Cassazione civile sez. I, 26/06/2019, n. 17110

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