Sanzioni amministrative previste dalla disciplina antiriciclaggio



Cass., sez. II Civile, sent. n. 8284/19 del 25.03.2019

di Donato Giovenzana

 

 


La Suprema Corte, a proposito della decorrenza della prescrizione per sanzioni amministrative in materia di antiriciclaggio, ha ribadito che In tema di sanzioni amministrative, qualora non sia avvenuta la contestazione immediata dell’infrazione, il termine di novanta giorni, previsto dall’art. 14 della Legge 24 novembre 1981 n.689 per la notifica degli estremi della violazione, decorre dal compimento dell’attività di verifica di tutti gli elementi dell’illecito, dovendosi considerare anche il tempo necessario all’amministrazione per valutare e ponderare adeguatamente gli elementi acquisiti e gli atti preliminari, quali le convocazioni di informatori, che non hanno sortito effetto, riaffermando il principio secondo cui compete al giudice di merito valutare la congruità del tempo utilizzato per accertamento, in relazione alla maggiore o minore difficoltà del caso, con apprezzamento incensurabile in sede di legittimità, se correttamente motivato .

 Non solo, tenuto conto che il D.Lgs. n.90 del 2017 ha riscritto il sistema delle sanzioni in materia di antiriciclaggio ed introdotto l’art.69, secondo il cui primo comma “Nessuno può essere sanzionato per un fatto che alla data di entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente Titolo non costituisce più illecito. Per le violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore del presente decreto, sanzionate in via amministrativa, si applica la legge vigente all’epoca della commessa violazione, se più favorevole, ivi compresa l’applicabilità dell’istituto del pagamento in misura ridotta“,   ha ritenuto che le norme de quibus potessero essere applicate alla fattispecie in argomento, in relazione all’affermazione del principio dell’immediata applicabilità dello ius superveniens più favorevole al trasgressore, sulla base del principio per cui la cassazione della sentenza può derivare anche dalla violazione di disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattive e, quindi, applicabili al rapporto dedotto, atteso che il giudizio di legittimità, non avendo ad oggetto l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico, non richiede necessariamente un errore del primo, non valendo, a contrario, richiamare l’art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale, posto da un lato l’inequivoco elemento letterale dell’art. 69 del D.Lgs. n.90/2017, che fa riferimento senza alcuna distinzione alle violazioni commesse prima della data di entrata in vigore della novella, e dall’altro lato il fatto che – a fronte di una norma chiaramente volta ad optare per l’applicazione del principio dell’applicazione delloius superveniens più favorevole al trasgressore – la ratio legis è evidentemente improntata all’introduzione di norme destinate ad operare anche per il passato, sebbene nei limiti segnati  dal principio del favor rei.

 

Qui la pronuncia: Cass., sez. II Civile, sent. n. 8284/19 del 25.03.2019

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