Le SU sulla responsabilità dei funzionari di enti locali per l’acquisto di derivati



di Marco Chironi

Cassazione Civile, Sez. Un., 5 aprile 2019, n. 9680 – Pres. Cappabianca, Rel. Frasca

 


Nell’importante decisione de qua, le Sezioni Unite hanno ritenuto inammissibile il motivo di ricorso con cui è stata censurata la decisione della Corte dei Conti, per preteso vizio di eccesso di potere giurisdizionale, lamentando l’erroneità della valutazione del Giudice contabile, che aveva riconosciuto responsabili un sindaco, un funzionario e gli amministratori che avevano concluso un’operazione di Interest Rate Swap, con clausole Floor e Cap, senza avere esperienza sulle operazioni derivate, senza avvalersi di una preventiva consulenza sul contenuto del contratto, nonché senza i pareri previsti dall’art. 49 del d.lgs. n. 267 del 2000.

La questione posta al vaglio delle Sezioni Unite attiene allo statuire se la Corte dei Conti incorra in un vizio di eccesso di potere giurisdizionale qualora valuti l’operato degli assessori comunali e di un finanziario che effettuino operazioni derivate per esigenze di c.d. ristrutturazione del debito comunale ai sensi dell’art. 4 della l. n. 448 del 2001 e norme attuative. Nel caso di specie, il Giudice contabile aveva valutato l’operato dei funzionari non conforme ai criteri che dovevano ispirare la loro azione alla stregua dell’art. 1 della L. n. 241 del 1990.

Occorre evidenziare che la norma di riferimento su cui è stata avviata l’azione contabile di responsabilità è la formulazione dell’art. 1, comma 1, primo inciso, della l. n. 20 del 1994, secondo cui “La responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionale”.

La Suprema Corte, per valutare i presupposti per dedurre l’eccesso di potere giurisdizionale della Corte dei Conti per cd. invasione della sfera della discrezionalità amministrativa, ha confermato il suo consolidato orientamento, secondo cui (Cass. n. 7024 del 2006) il sindacato della Corte dei Conti – alla luce del principio posto dall’art. 1 della legge 7 agosto 1990 n. 241 – deve ispirarsi ai criteri di economicità e di efficacia. Tale principio di diritto si pone in stretta continuità con quanto già affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 14488 del 2003 “La Corte dei Conti, nella sua qualità di giudice contabile, può e deve verificare la compatibilità delle scelte amministrative con i fini dell’ente pubblico, in quanto l’esercizio dell’attività amministrativa deve ispirarsi all’art. 97 Cost.

Nel caso di specie, la Corte dei Conti ha ritenuto che il funzionario e gli amministratori avessero concluso il relativo contratto senza avere esperienza sulle operazioni derivate e senza avvalersi di una preventiva consulenza sul contenuto del contatto. Tale valutazione del giudice contabile è stata effettuata secondo i criteri di efficacia ed economicità di cui all’art. 1 della l. n. 241 del 1990 e dunque, secondo parametri di legittimità che collocano all’interno della giurisdizione contabile e non esprimono un sindacato del merito delle scelte discrezionali dell’amministrazione di cui al citato art. 1 della l. n. 20 del 1994, come tale fonte del prospettato eccesso di potere giurisdizionale.

In altri termini, la sentenza impugnata non ha affermato la responsabilità sulla base della illegittimità della scelta in sé della stipulazione di un contratto di finanza derivata, bensì considerando gravemente imprudente la concreta realizzazione ed esecuzione della scelta di dare corso all’operazione di finanza derivata attraverso la stipulazione di un contratto alle condizioni alle quali è stato stipulato.

La valutazione da parte del giudice contabile dell’operato dei due ricorrenti si è, dunque, collocata sul piano del controllo ad esso affidato circa la sussistenza della responsabilità per danno erariale attraverso la valutazione del loro operato alla stregua dei criteri che dovevano ispirare la loro azione alla stregua dell’art. 1 della L. n. 241 del 1990 e tale valutazione è una valutazione in iure, come tale pienamente spettante al Giudice contabile nell’ambito della sua giurisdizione.

Qui la decisione: Cassazione Civile, Sez. Un., 5 aprile 2019, n. 9680

 

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