Inadeguatezza investimento e obblighi informativi: danno risarcibile



ACF Decisione n. 1285 del 03 Gennaio 2019

Di Piercosimo Errico


Con la recente decisione 1285 del 03 gennaio 2019, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie si è espresso in merito alla violazione degli obblighi informativi ed all’erronea valutazione circa l’adeguatezza dell’investimento proposto al cliente.

Il caso di specie ha ad oggetto l’acquisto (tra il 2008-2014), dietro raccomandazione dell’intermediario, di 3313 azioni e 188 obbligazioni convertibili emesse dall’allora Banca Capogruppo, per un valore complessivo di 133.390,50 €. A seguito del provvedimento con cui la Capogruppo veniva posta in liquidazione coatta amministrativa il valore delle azioni veniva azzerato, con conseguente perdita dell’intero capitale investito.

Relativamente a tali operazioni l’investitore ha lamentato la erronea profilatura Mifid (fattagli sottoscrivere dall’intermediario) nonché la inadeguatezza delle varie operazioni finanziarie, aggirata – quest’ultima – mediante l’applicazione del regime di appropriatezza.

Al netto dell’eccezione di legittimazione sollevata dalla Banca, puntualmente respinta dal Collegio, gli Arbitri hanno affrontato le doglianze relative alla inadeguatezza delle operazioni contestate ed alla mancata corretta informazione sulle caratteristiche e i rischi insiti negli strumenti finanziari in esame.

Al riguardo, come evidenziato nella decisione, il ricorrente ha sempre sottolineato di essere un risparmiatore ‘’al dettaglio’’[1] e che, pertanto, ha sempre privilegiato investimenti sicuri e privi di rischio.  Sul punto, l’intermediario non ha dato prova di adempiuto a tutti gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza ai quali era tenuto nei confronti del cliente. 

Evidenzia il Collegio che, in base alla documentazione in atti:

  •  le operazioni di acquisto del 2008 e del 2009 erano in realtà inadeguate rispetto al profilo del ricorrente, vantando egli conoscenze ed esperienza limitate, in quanto tali incompatibili con l’acquisto di titoli non quotati su un mercato regolamentato.
  • La terza e la quarta operazione (2011 e 2012) sono inadeguate per eccessiva concentrazione rispetto al relativo patrimonio mobiliare e disponibilità finanziarie.
  • Relativamente alle ultime due (2013 e 2014), infine, il modus operandi intermediario finanziario è solo formalmente in linea con il quadro normativo di settore, non avendo concretamente perseguito né dato effettività al precetto dell’art. 21 del TUF di improntare la propria azione al perseguimento del miglior interesse del cliente.

In definitiva, il Collegio, rilevando la non adeguatezza delle operazioni concluse rispetto al profilo di rischio del cliente nonché la mancata corretta informazione circa le caratteristiche ed i rischi insiti nei titoli di che trattasi, ha ritenuto che “si deve ragionevolmente presumere che, se il resistente avesse agito correttamente, il ricorrente non si sarebbe determinato nel senso di procedere con l’effettuazione degli investimenti in questione”.

Orbene, a fronte della responsabilità dell’intermediario – che ha agito in violazione della normativa di settore nei termini sopra descritti – gli Arbitri hanno condannato lo stesso a risarcire il danno occorso al cliente, quantificato in euro 131.390,50.


[1] Con riferimento ai principi generali che regolano la materia, i clienti qualificati ‘’al dettaglio’’ sono coloro che, innanzi ad un gap informativo molto accentuato, godono di una maggiore tutela. Ne deriva che l’intermediario deve garantire che le informazione relative all’investimento proposto al cliente siano realmente da esso recepite e comprese. Nel caso di specie l’intermediario stesso ha violato questi obblighi dacché, qualora il cliente avesse realmente dedotto la tipologia dell’investimento, sicuramente non avrebbe concluso le operazioni (oggetto di contestazione) a quelle condizioni.

 

Qui la pronuncia: Acf, decisione n. 1285 del 3 gennaio 2019

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Share via