Onere probatorio e usura genetica nei contratti ante 96



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App. Palermo, sent. 201 del 28 gennaio 2019

di avv. Francesco Namio

 

 


La Corte di appello di Palermo, con la sentenza n°201/2019 del 28.1.2019 in commento, ha ribadito alcuni consolidati principi già espressi dalla Suprema Corte in tema di: ultrattività del mandato alla lite, ripartizione dell’onere probatorio dei fatti costituenti la domanda, configurabilità dell’usura genetica in caso di novazione oggettiva di un rapporto contrattuale sorto antecedentemente all’entrata in vigore della L. n°108/1996.

 

ULTRATTIVITÀ DEL MANDATO ALLA LITE

La banca appellata, contestualmente alla propria costituzione in giudizio, aveva eccepito il difetto di legittimazione attiva degli appellanti, eredi dell’opponente il cui decesso, avvenuto nel corso del giudizio di primo grado, non era stato tempestivamente comunicato.

Sul punto, la Corte di appello di Palermo, rigettando la superiore eccezione, stabilisce che la mancata segnalazione dell’evento interruttivo ad opera del procuratore costituito nell’ambito del segmento processuale in cui l’evento morte si è manifestato non preclude, invero, agli eredi la valida costituzione nel grado successivo del giudizio al fine di coltivare le domande originariamente proposte dal de cuius. La regola dell’ultrattività del mandato alla lite espressa dalle Sezioni Unite della Cassazione (Cass., Sez. Un., 4/7/2014, n. 15295, richiamata da ultimo da Cass. civ. sez. III, 27/07/2015 n.15724) tale per cui, “in caso di morte o di perdita di capacità della parte costituita a mezzo di procuratore, l’omessa dichiarazione o notificazione del relativo evento ad opera di quest’ultimo comporta, …, che il difensore continui a rappresentare la parte come se l’evento stesso non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata, rispetto alle altre parti ed al giudice, nella fase attiva del rapporto processuale, nonché in quelle successive di sua quiescenza od eventuale riattivazione dovuta alla proposizione dell’impugnazione“, non impedisce invero che l’erede si costituisca spontaneamente nel giudizio, all’uopo conferendo nuovo mandato al procuratore.

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RIPARTIZIONE DELL’ONERE PROBATORIO DEI FATTI COSTITUENTI LA DOMANDA

A) In primo luogo, la Corte di appello di Palermo ricorda che l’attore, secondo i canoni generali sanciti dall’art. 2697 c.c., ha l’onere di provare i fatti che costituiscono il fondamento della propria domanda.

Tale regola non soffre deroghe nei giudizi di opposizione ex art. 645 c.p.c., in cui grava sull’opposto (convenuto formale/attore sostanziale) l’onere di dimostrare la fondatezza della propria pretesa creditoria veicolata dal decreto ingiuntivo e posta in discussione dall’opposizione.

Nella fattispecie, il giudice di secondo grado, ribadisce che le risultanze del c.d. salda conto integrano prova sufficiente alla sola emissione del decreto ingiuntivo ma non nel successivo ed eventuale giudizio di opposizione a cognizione piena nel quale la banca è onerata di depositare i contratti da cui trae origine il proprio credito, le successive modifiche ove intercorse e gli estratti conto completi (cfr. Cass. 23974/2010).

A tal fine, viene richiamata la recente pronuncia di Cass. civ. sez. I, 11/06/2018 n. 15148, secondo cui “l’accertata nullità delle clausole che prevedono, relativamente agli interessi dovuti dal correntista, tassi superiori a quelli legali e la capitalizzazione trimestrale impone la rideterminazione del saldo finale mediante la ricostruzione dell’intero andamento del rapporto, sulla base degli estratti conto a partire dall’apertura del medesimo, che la banca quale attore in senso sostanziale nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, ha l’onere di produrre, non potendo ritenersi provato il credito in conseguenza della mera circostanza che il correntista non abbia formulato rilievi in ordine alla documentazione prodotta nel procedimento monitorio (Cass. 19 settembre 2013, n. 21466); e, anche di recente, si è ribadito come, nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione relativa agli interessi a carico del correntista, la banca, per dimostrare l’entità del proprio credito, ha l’onere di produrre tutti gli estratti conto dall’inizio del rapporto (Cass. 25 maggio 2017, n. 13258; Cass. 13 ottobre 2016)”.

E, ancora,”nel contratto di conto corrente bancario, la banca che assuma di essere creditrice del cliente ha l’onere di produrre in giudizio i relativi estratti conto a partire dalla data della sua apertura, non potendo pretendere l’azzeramento delle eventuali risultanze del primo degli estratti utilizzabili, in quanto ciò comporterebbe l’alterazione sostanziale del medesimo rapporto, che vede nella banca l’esecutrice degli ordini impartiti dal cliente, i quali si concretizzano in operazioni di prelievo e di versamento ma non integrano distinti e autonomi rapporti di debito e credito tra cliente e banca, rispetto ai quali quest’ultima possa rinunciare azzerando il primo saldo” (così Cassazione civile sez. 1, 16/04/2018 n. 9365).

In virtù di quanto sopra, la Corte di appello di Palermo nega che la ricostruzione del rapporto di c/c con un saldo asseritamente attivo in favore della banca possa essere eseguita sulla scorta degli estratti conto incompleti versati in atti.

B) Tale conclusione non è posta in discussione dal rilievo della banca appellata secondo cui l’obbligo di conservazione delle scritture contabili è limitato nel tempo ex artt. 2220 c.c. e 119 T.U.B., atteso che non è dato confondere tra obbligo di conservazione e onere di prova delle pretese creditorie anche per il periodo ulteriore.

Sul punto, si registra il consolidato orientamento di legittimità e di merito per il quale, “nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione relativa agli interessi a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura del conto, né essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito; una volta accertata la pattuizione di interessi non dovuti, il giudice di merito non può ritenere che la disposizione contrattuale non abbia trovato applicazione nel periodo non documentato dagli estratti conto” (Cass. civ., sez. VI, 25/05/2017 n. 13258; Tribunale, Bari, sez. III, 05/07/2018 n. 2855).

C) Infine, la Corte distrettuale, uniformandosi alla costante giurisprudenza di legittimità e di merito (cfr., ex multis, Cass. n. 11626/2011, Cass. 20221/2015, Cass. 4564/2012, Trib. Milano, Sez, VI, 23/12/2011; Trib. Potenza, 10/09/2011; Trib. Salerno, Sez. I, 31/03/2011) ribadisce che la mancata contestazione dell’estratto conto da parte del correntista (riguardante tutt’al più gli accrediti e addebiti nella loro realtà effettuale) non impedisce la formulazione di censure inerenti alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti.

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CONFIGURABILITÀ DELL’USURA GENETICA IN CASO DI NOVAZIONE OGGETTIVA DI UN RAPPORTO CONTRATTUALE SORTO ANTECEDENTEMENTE ALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA L. N°108/1996

La Corte di appello di Palermo, nel censurare la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Trapani nella parte in cui aveva escluso che potesse ricorrere usura sopravvenuta in un rapporto sorto nel 1974 ben anteriore all’entrata in vigore della L. n°108/1996, acutamente osserva che lungo l’arco di vigenza dello stesso si sono succedute una serie di convenzioni che hanno novato in senso oggettivo il regolamento contrattuale. Tre delle quali (28.3.2002, 16.10.2006 e 28.6.2007) successive all’entrata in vigore della normativa antiusura.

Orbene, premesso la Corte territoriale che la Suprema Corte (Cassazione civile sez. un., 19/10/2017, n.24675, cui si sono adeguate Cass. civ., sez. VI, 30/01/2018, n. 2311, Cass. civ., sez. I, 16/04/2018, n. 9380, Cass. civ., sez. I, 19/04/2018, n. 9762), nel negare rilevanza di sorta alla categoria di creazione pretoria della c.d. “usura sopravvenuta” ha posto l’accento sul rilievo essenziale del momento della pattuizione degli interessi e ha specificato che integra pattuizione sia la stipula del contratto inziale sia quella di patti successivi.

Nella fattispecie sottoposta al vaglio della Corte di appello di Palermo viene quindi accertata una pattuizione ab origine palesemente usuaria, atteso l’ammontare degli interessi debitori fuori fido indicati nelle modifiche successive all’entrata in vigore della L. n°108/1996 del 16.10.2006 e del 28.6.2007).

Rilevata la predetta usura genetica, cui consegue la necessità di epurare il saldo del conto in rigorosa applicazione della sanzione di gratuità di cui all’art. 1815 c.c., viene puntualmente richiamata Cass. civ., sez. I, 15/09/2017, n. 21470, secondo cui “la nullità della clausola relativa agli interessi extrafido, laddove accertato il superamento delle soglie che definiscono i limiti di onerosità dei finanziamenti, non esclude che l’indebitamento entro i limiti del fido, prodottosi in altro periodo, produca interessi che il correntista è chiamato a corrispondere. Ad affermarlo è la Cassazione che ha affrontato una delle tante tematiche sull’antiusura di cui alla legge 108/1996, confermando la pronuncia di merito, che aveva sancito la nullità parziale del contratto correlata alla pattuizione dell’interesse convenuto oltre i limiti dell’affidamento, respingendo la tesi della nullità integrale della pattuizione degli interessi, ai sensi dell’articolo 1815, comma 2 del c.c.”.

Alla luce di quanto sopra e preso atto del mancato assolvimento del predetto onere probatorio da parte della banca, la Corte di appello di Palermo, accogliendo anche l’ulteriore motivo di gravame, revoca il decreto ingiuntivo opposto.

 

Qui la pronuncia: Corte d’Appello di Palermo n. 201 del 28 gennaio 2019

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