Il giudice può integrare la prova del correntista qualora lo ritenga opportuno



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Cass. Civ., Sez. I, n. 31187 del 03 dicembre 2018

di Andrea Fusco


Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte di Cassazione ha dovuto affrontare la problematica inerente all’onere della prova nei casi di azione di ripetizione dell’indebito relativa a contratto di conto corrente bancario.

IN FATTO

La controversia trae il suo fondamento dalla richiesta d’invalidità delle pattuizioni afferenti al contratto di conto corrente bancario e di esatta determinazione dei rapporti di dare e avere tra il correntista e l’istituto di credito.

La Corte d’Appello di Catanzaro, ha parzialmente riformato quanto disposto dal giudice di prime cure – il tribunale di Rossano – condannando l’istituto di credito alla restituzione di tutte le somme da questo addebitategli e riscosse, nonché al risarcimento del danno cagionatogli. Tanto poiché secondo la Corte, aveva errato il Giudice di prime cure a disattendere la domanda per il mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte dell’attore, ritenendo che la mancanza dei contratti e degli estratti conto completi impedisse la ricostruzione del rapporto.

La Banca ha impugnato la sentenza della Corte di Appello dinanzi alla Corte di Cassazione che, esaminando nel merito la vicenda, conferma parzialmente quanto rilevato dalla Corte.

IN DIRITTO      

Con uno dei motivi di gravame la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 2033 e 2697 c.c., in relazione all’onere della prova dei pagamenti impugnati, sostenendo che, avendo il correntista proposto una domanda di ripetizione dell’indebito ex 2033 c.c., fosse suo onere, ai sensi dell’art 2697 c.c., quello d’individuare e di fornire la prova dell’esistenza dei pagamenti indebiti tramite la riproduzione in giudizio degli estratti. A detta della ricorrente la Corte, in mancanza di una documentazione completa, avrebbe dato credito alla soluzione proposta dal CTU che aveva ricostruito l’andamento del rapporto sulla base di scritture contabili di raccordo, senza che esistesse la prova dei singoli pagamenti, ossia attraverso una sorte di “finzione” contabile.

Gli ermellini si discostano dalla prospettazione propinata da parte ricorrente ritendo questo motivo di ricorso infondato.

Con riferimento alle controversie tra Banca e correntista, introdotte sul ricorso del secondo allo scopo di contestare il saldo negativo per il cliente e di rideterminare i movimenti ed il saldo finale del rapporto alla luce della pretesa invalidità delle clausole contrattuali costituenti il regolamento pattizio, e così ottenere la condanna della Banca al pagamento delle maggiori spettanze dell’attore, è il correntista a dover dimostrare le sue pretese.

Come stabilito dalla nota Ordinanza ’ordinanza n. 24948, depositata il 23 ottobre 2017, la Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile – 1

In tema di contratto corrente bancario, il correntista che agisca per la ripetizione dell’indebito, tenuto a fornire la prova sia degli avvenuti pagamenti che della mancanza, rispetto ad essi, di una valida causa debendi, è onerato di documentare l’andamento del rapporto con a produzione degli estratti conto, i quali evidenziano le singole rimesse che, per riferirsi ad importi non dovuti, sono suscettibili di ripetizione”.

Tuttavia nel caso in cui il cliente limiti il proprio adempimento probatorio soltanto ad alcuni aspetti temporali, cioè nelle ipotesi in cui la documentazione del rapporto sia lacunosa ed incompleta, il giudice, valutate le condizioni delle parti e delle loro allegazioni, può integrare la prova carente sulla base di deduzioni in fatto svolte dalla  parte e con altri mezzi di cognizione disposte dall’ufficio, in particolare avvalendosi dello strumento della consulenza tecnico contabile, al fine di ricostruire il rapporto di dare e avere.

Pertanto la Suprema Corte conferma quanto disposto dalla Corte territoriale:

«La mancata produzione dei contratti e degli estratti conto completi (questi ultimi oggetto di onere probatorio gravante sul correntista, attore in ripetizione dell’indebito) non comporta impossibilità di procedere al ricalcolo dei saldi (…), ma la mera necessità di assumere come punto di partenza il primo degli estratti disponibili».

In particolare la Corte sottolinea come il correntista abbia ottemperato parzialmente a detto onere, e la medesima Corte Territoriale, sulla base del proprio prudente apprezzamento, ha fatto ricorso ad una consulenza tecnica d’ufficio, compiuta attraverso la ricostruzione dell’andamento del rapporto e condotta attraverso ragionevoli e fondate ipotesi matematiche.

Resta inteso che dalla ricostruzione fattuale del caso di specie non emerge se parte attrice avesse diligentemente esperito una richiesta di rendicontazione ante-causa che le avrebbe poi consentito di richiedere l’applicazione del principio del c.d. “saldo zero” in caso di mancato riscontro da parte della Banca.

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. I, Ordinanza n. 31187 del 03.12.2018

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