La configurazione della “clientela” ai fini dell’accesso al procedimento arbitrale.



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ABF, Collegio di Coordinamento, 5 aprile 2018, n. 7283

di Antonio Zurlo

 

 


L’Arbitro Bancario Finanziario (di seguito, ABF), con una recente pronuncia del Collegio di Coordinamento[1], risolvendo la conflittualità intercorrente tra gli orientamenti manifestatisi in seno ai diversi collegi territoriali, ha perimetrato contenutisticamente il concetto di “clientela”, ai fini della proponibilità e procedibilità del giudizio arbitrale.  

A giudizio del Collegio remittente, la definizione letterale di “cliente” offerta dalle Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari (che, al paragrafo 3 “Definizioni”, descrivono il potenziale ricorrente alla stregua del soggetto che ha o ha avuto con un intermediario un rapporto contrattuale avente ad oggetto la prestazione di servizi bancari e finanziari, specificando, altresì, che per le operazioni di factoring, si considera cliente il cedente, nonché il debitore ceduto con cui il cessionario abbia convenuto la concessione di una dilazione di pagamento, e che, al contempo, non rientrano nella definizione di cliente i soggetti che svolgono in via professionale attività nei settori bancario, finanziario, assicurativo, previdenziale e dei servizi di pagamento) non pare possa considerarsi esaustiva ai fini della compiuta risoluzione della questione de qua, non fosse altro perché un Intermediario può essere convenuto, dinanzi all’ABF, anche per un accertamento di responsabilità non riconducibili a un rapporto contrattuale o precontrattuale; in tal senso, soccorrono nuovamente le richiamate Disposizioni, che evidenziano come al sindacato del Collegio possano essere sottoposte tutte quelle controversie relative a operazioni e servizi bancari e finanziari, aventi ad oggetto l’accertamento di diritti, obblighi, facoltà: ne deriva la non necessarietà dell’esistenza di un pregresso rapporto, tra investitore – ricorrente e Intermediario – resistente, fondato su di un contratto o, comunque, su di un’altra forma equipollente, di contatto qualificato[2], potendo, difatti, la controversia affondare le proprie radici anche in violazioni del neminem laedere ai sensi dell’art. 2043 c.c.

L’ermeneutica rassegnata non è stata giudicata meritevole di accoglimento e, quindi, di condivisione dal Collegio di Coordinamento, che, contrariamente, evidenzia come sia la stessa norma istitutiva dell’organismo arbitrale, contenuta nell’art. 128bis TUB, a definire l’ambito di competenza dell’ABF, facendo riferimento alle controversie con la “clientela”, a differenza della normativa attuativa della disposizione citata, che si limita, viceversa, circoscrivere la nozione di cliente.

Nella risoluzione della questione definitoria un ruolo preordinato pare debba essere ascritto alla delibera del CICR n. 275 del 29 luglio 2008, che, stabilendo i criteri per lo svolgimento delle procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie e affidando alla Banca d’Italia il compito di curarne l’organizzazione e il funzionamento, all’art.1, primo comma, lett. a), prima parte, definisce puntualmente il “cliente” come il soggetto che abbia avuto o continui ad avere con l’Intermediario un rapporto contrattuale (avente a oggetto la prestazione di servizi bancari e finanziari; definizione, poi, come anticipato, mutuata da Banca d’Italia nelle Disposizioni), elidendo, di fatto, in maniera tranchant, ogni possibile riferimento alla conclusione del contratto, da intendersi come atto. È, in definitiva, dal rapporto contrattuale, nonché dal suo fisiologico (o patologico) estrinsecarsi, che possono, ragionevolmente, farsi discendere profili di responsabilità in capo all’Intermediario.

Non pare possa tacersi, peraltro, che la Suprema Corte di Cassazione abbia reiteratamente ribadito come il rapporto contrattuale e la correlata responsabilità vadano oltre il confine formalistico del contratto intesto come atto[3], senza, pur tuttavia, giungere, naturalmente, a ricomprendere il simmetrico archetipo di responsabilità, ovverosia quello extracontrattuale, derivante dalla violazione dal generale obbligo del neminen laedere.

In senso avvalorativo e assolutamente adesivo a siffatta ricostruzione sistematica, Banca d’Italia, proprio in applicazione della Delibera CICR, nella redazione delle Disposizioni sui sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, oltre a mutuare la seguente definizione di cliente dal testo di quest’ultima, ha specificamente attenzionato che, tra le ipotesi di relazione con l’Intermediario per la prestazione di servizi bancari e finanziari debbano, di fatto, rientrare anche le trattative precontrattuali, che possono dar luogo a controversie concernenti il rispetto delle norme in materia di trasparenza, indipendentemente dall’effettiva conclusione di un contratto.

Di tal guisa, la relazione rilevante ai fini della definizione di “cliente” ricorre in tutte quelle ipotesi in cui vi siano controversie “concernenti il rispetto di norme”, ovverosia quelle relative alla violazione di obblighi di protezione aventi fonte legale (ritornando, cioè, a quel “contatto sociale qualificato”)[4].

Stante l’equiparazione variamente attuata tra la figura propriamente consumieristica e quella del risparmiatore[5], la normativa settoriale, ispirata da un marcato paternalismo normativo[6], ha, da sempre, posto a carico dei soggetti emittenti o collocanti assegni circolari specifici obblighi, funzionalizzati a garantire la regolare circolazione di detti strumenti di pagamento[7]; ne deriva, consequenzialmente, che i soggetti, che entrino in contatto, a qualunque titolo, con gli Istituti di credito che partecipino a detta attività di emissione, possano essere definiti clienti, in quanto soggetti a favore dei quali sono previsti speciali obblighi di protezione.

Pare, in conclusione, doversi ritenere che, ai sensi della disciplina specificamente volta a definire la competenza dell’ABF, sia da qualificarsi come cliente il soggetto a cui favore esistano specifici obblighi di protezione da parte dell’intermediario.

[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, 5 aprile 2018, n. 7283, https://www.arbitrobancariofinanziario.it/decisioni/2018/04/Dec-20180405-7283.PDF.

[2] Nella medesima Sezione delle Disposizioni è puntualmente evidenziato come siano da considerarsi escluse dalla cognizione dell’organo decidente le richieste di risarcimento dei danni che non siano conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento o della violazione dell’intermediario, nonché quelle relative a beni materiali o a servizi diversi da quelli bancari e finanziari oggetto del contratto tra il cliente e l’intermediario, ovvero di contratti ad esso collegati (ad esempio, quelle riguardanti eventuali vizi del bene concesso in leasing o fornito mediante operazioni di credito al consumo).

[3] In tal senso, Cass. Civ., Sez. Un., 26 giugno 2007, n. 14712, con nota di N. Muccioli, La disciplina dell’assegno non trasferibile tra responsabilità e indebito, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 1, 2009, 0161B; v. anche N. Ciocca, Responsabilità della banca girataria per l’incasso per il pagamento di assegno (di traenza) non trasferibile, in Banca borsa tit. cred., fasc. 5, 2008, 567. In senso conforme, Cass. Civ., Sez. I, 12 luglio 2016, n. 14188, con nota di C. Scognamiglio, Responsabilità precontrattuale e «contatto sociale qualificato», in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 6, 2016, 1950.

[4] Sul punto, ABF, Collegio di Napoli, 19 gennaio 2017, n. 436.

[5] In tal senso, F. Greco, Rileggere le regole dell’informazione nel rapporto tra intermediario e risparmiatore, in Responsabilità Civile e Previdenza, fasc. 3, 2014, 931.

[6] V. F. Greco, L’onere/obbligo informativo: dalla normazione paternalistica all’information overload(ing), in Responsabilità Civile e Previdenza, 2017, 2, 398.

[7] Pare necessario segnalarsi come la Circolare di Banca d’Italia 21 aprile 1999, n. 229 disponga che le Banche siano autorizzate a emettere assegni circolari solo se abbiano assetti organizzativi e controlli interni in grado di assicurare la regolare gestione dello strumento di pagamento e specifica, altresì, che l’eventuale ricorso a banche corrispondenti non possa inficiare i presidi dettati dalla disciplina in materia. A tal proposito, il Collegio rileva come si ponga in evidente conflittualità con le descritte guideline, di controllo e organizzazione, la condotta dell’Intermediario che, in un arco temporale consistente, non sia riuscito a risolvere il problema delle interferenze nella propria linea telefonica, caratterizzandosi tale condotta per una lapalissiana negligenza, potenzialmente foriera di responsabilità.

Qui la decisione:Dec. ABF 05.04.2018 n. 7283

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