Legittima la segnalazione in CRIF da parte della Banca per il ritardato pagamento di rate mensili



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Cassazione civile, sez. III, sent. n. 20896 del 22/08/2018 

di Donato Giovenzana – Legale d’impresa

 

 


Rigettato il ricorso di due professionisti da parte della Suprema Corte, che ha condiviso il decisum della Corte d’Appello di Bari, la quale ha escluso l’applicabilità alla Centrale Rischi Finanziari – società privata di autotutela di istituti finanziari in genere – dei criteri dettati dalla giurisprudenza anche di legittimità con riferimento alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e, quindi, le norme richiamate dai ricorrenti – L. n. 675 del 1996, art. 9 e ss., e provvedimento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali del 31 luglio 2002 -.

Secondo la Cassazione, la Corte territoriale, con ampia e approfondita motivazione, sulla base della disciplina di istituzione della Centrale Rischi della Banca d’Italia, del contenuto della circolare della Banca d’Italia, ottavo aggiornamento, applicabile alle fattispecie in esame, ha correttamente evidenziato la differente finalità posta a fondamento della costituzione di tali strutture, caratterizzate da poteri di vigilanza e ispezione al fine di innalzare la qualità e migliorare la stabilità finanziaria del sistema creditizio; profili del tutto estranei alla funzione della centrale di rilevazione di rischio privata in argomento, che si limita a segnalare le “insolvenze”.

Tale termine non va interpretato sulla base del glossario allegato alla circolare della Banca d’Italia. Questo in quanto alla Centrale Rischi della Banca d’Italia non interessa monitorare le “insolvenze”, quali situazioni meno gravi, caratterizzate da incapacità non transitoria di adempiere alle obbligazioni assunte. Rilevano, invece, le “sofferenze”, quali esposizioni per cassa nei confronti dei rapporti in stato di insolvenza (anche non accertata giudizialmente) o in situazione sostanzialmente equiparabile, e ciò indipendentemente dalle previsioni di perdita formulate dall’intermediario o dall’esistenza di eventuali garanzie poste a presidio dei crediti. Per il che non è possibile applicare alla Centrale Rischi privata il concetto di insolvenza rilevante per la Banca d’Italia e ciò per le differenti funzioni istituzionali svolte. Pertanto, dopo che la Banca segnalante aveva inviato una missiva ai ricorrenti il 21 febbraio 2002 invitandoli al pagamento delle quattro rate mensili relative ai due mutui chirografari da essi contratti con la Banca, tale invito era rimasto inevaso per circa un anno, perché, nonostante l’avviso di decadenza dal beneficio del termine, i ricorrenti saldavano la posizione debitoria il 23 febbraio 2003. La Centrale Rischi riceveva la segnalazione di inadempimento, concetto non sovrapponibile a quello di insolvenza proprio della Centrale Rischi della Banca d’Italia.

La Corte territoriale ha ritenuto, quindi, sostanzialmente corretta la comunicazione di inadempimento da parte della Banca segnalante e non suscettibile di responsabilità contrattuale; non solo, con un’ulteriore argomentazione ha rilevato che anche l’Autorità Garante, nella raccomandazione 31 luglio 2002, invitava la segnalazione di situazioni di ritardo riferite, quanto meno, a quattro mensilità, raccomandando l’invito all’adempimento. Poiché era strutturata in questi termini, la segnalazione rispondeva ai criteri di liceità, correttezza e proporzionalità del trattamento contenuta nella raccomandazione del Garante.

Infine, i Giudici di seconde cure hanno rilevato che il pregiudizio non patrimoniale era esclusivamente addebitabile alla condotta dei professionisti, che non si curarono di rientrare dalla loro esposizione, se non dopo un anno e non si preoccuparono della decadenza del beneficio del termine, regolarmente comunicato, con ciò compromettendo i profili di onorabilità e affidabilità oggetto di doglianza.

Qui la pronuncia: Cass. Civ., sent. n. 20896 del 22.08.2018

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