Concessione del fido contestuale all’acquisto di azioni: la condotta dell’intermediario è decettiva



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ACF, 11 maggio 2018, n. 432

di Antonio Zurlo

 


L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (di seguito, ACF), in una sua recentissima decisione[1], senza soluzione di continuità con quanto precedentemente statuito sulla questione de qua[2], ha evidenziato come la condotta dell’intermediario, che abbia subordinato la concessione di un fido all’apertura di un conto corrente presso di sé e all’acquisto di proprie azioni, sia, senz’altro, passibile di essere considerata alla stregua di un comportamento decettivo, in quanto tale casualmente orientato a indurre il cliente – risparmiatore a dare esecuzione a un investimento azionario che, in circostanze differenti, non avrebbe, viceversa, concluso: ne deriva, consequenzialmente, l’accertamento della violazione, da parte dell’Intermediario, degli obblighi normativamente impostigli, in materia di prestazione di servizi d’investimento.

Nel caso specifico,  la ricorrente rappresentava di aver sottoscritto un investimento in azioni, emesse dall’Intermediario, nonché di essersi avvalsa della prestazione dei servizi d’investimento di quest’ultimo; deduceva, inoltre, che il Resistente aveva, di fatto, imposto la descritta operazione finanziaria come condizione […] per la concessione a suo favore di un fido, dopo aver provveduto a un’opera di convincimento e rassicurazione circa la bontà dell’investimento e la sua facile liquidabilità. Circostanze entrambe ampiamente disattese. Tutto ciò premesso, la ricorrente concludeva rilevando come le rassegnate modalità di condizionamento, posti in essere dall’Intermediario, fossero evidentemente violativi della regolamentazione dei rapporti con i risparmiatori, nonché dei principi giuridici posti a fondamento della normativo bancaria e a tutela del consumatore. Chiedeva, pertanto, il risarcimento del danno, quantificato nel controvalore dell’investimento complessivamente disposto.

L’Intermediario resisteva, eccependo, in via preliminare, l’incompetenza dell’ACF, in riferimento alla censura di presunte prassi commerciali contrarie ai dettami del Codice del Consumo, e, nel merito, la non veridicità di tutte le circostanze rappresentate dalla ricorrente.

Il Collegio, dopo aver rilevato l’infondatezza dell’eccezione di incompetenza[3], rileva come la condotta posta in essere dall’Intermediario fosse già stata ostracizzata, poiché evidentemente decettiva e, dunque, pienamente ascrivibile al paradigma dei comportamenti integranti artifizi e raggiri idonei a determinare l’annullabilità del contratto di acquisto di azioni, per dolo determinante[4].

Qualificazione che, assommata al deficit informativo circa la peculiarità dei titoli negoziati e la contestuale sussistenza del conflitto di interessi[5], deducibile dalla documentazione presente in atti, conduce il Collegio all’accoglimento del ricorso e alla conseguente condanna dell’Intermediario resistente al risarcimento del danno.

[1] Il riferimento è a ACF, 11 maggio 2018, n. 432.

[2] Cfr. ACF, 5 giugno 2017, n. 5.

[3] L’ACF evidenzia, infatti, come ciò che assuma rilevanza non sia la violazione di obblighi posti da disposizioni del codice del consumo, quanto, piuttosto, un comportamento, che integrando una violazione della diligenza professionale certamente, concretizza, di fatto, una violazione dei doveri generali di diligenza e correttezza nei confronti della clientela, ex art. 21, lett. a) del TUF.

[4] In questi termini, ACF, 5 giugno 2017, n. 5.

[5] Il Collegio evidenzia come la consegna o la dichiarazione del cliente di aver preso visione del Documento di Registrazione, della Nota Informativa, della Nota di Sintesi e dei Fattori di Rischio, non possa essere di per sé considerata idonea a comprovare il corretto adempimento degli obblighi informativi specifici, previsti in tema di prestazione di servizi d’investimento. Per un approfondimento sugli obblighi informativi e il loro atteggiarsi in materia di consulenza, A. Zurlo, Obblighi informativi e derivati OTC: necessità di un’informazione dettagliata e puntuale, Osservatorio – Spunti dall’ABF, Diritto Bancario, Giugno 2017, http://www.dirittobancario.it/spunti-dall-abf/trasparenza/obblighi-informativi-e-derivati-otc-necessita-di-un-informazione-dettagliata-e-puntuale.

 

Qui la decisione: ACF, 11 maggio 2018, n. 432

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