Clausole di stile e adempimento oneri informativi



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Nota a ACF, 7 maggio 2018, n. 418

di Antonio Zurlo

 


L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (di seguito, ACF), in una sua recentissima decisione[1], senza soluzione di continuità con l’orientamento pregresso e pressoché granitico[2], ha evidenziato come l’impiego delle cc. dd. clausole di stile, ovverosia di proposizioni del testo contrattuale mediante le quali si dia atto che il cliente – investitore sia stato adeguatamente informato circa la natura e i rischi sottesi all’investimento proposto, non possa ragionevolmente essere qualificato alla stregua di elemento comprovante il fattivo e corretto adempimento degli oneri informativi, gravanti sull’intermediario.

Nello specifico caso attenzionato dal Collegio, il ricorrente contestava la coerenza dell’investimento proposto con gli esiti della profilatura, asseritamente condotta in spregio alla normativa vigente; evidenziava, in tal senso, che il questionario valutativo fosse stato integralmente compilato dallo stesso intermediario, conseguendone la sottoscrizione senza un’effettiva contezza del reale contenuto informativo.

A tal riguardo, lo stesso ricorrente deduceva come l’apposizione della propria firma in calce alla scheda di adesione non fosse elemento idoneo a provare l’adempimento, da parte del prestatore dei servizi di investimento, degli obblighi di informazione, specificamente impostigli, adducendo, in tal senso, l’indirizzo ermeneutico in virtù del quale lo stesso intermediario, per poter giovare di un’effettiva esenzione da responsabilità,  avrebbe dovuto dimostrare non solo di aver fatto sottoscrivere alcuni documenti al cliente, ma anche di averlo in concreto diligentemente reso edotto dei rischi dell’operazione. Circostanza questa assolutamente non comprovata.

L’ACF conclude, quindi, accertando l’inadempimento dell’Intermediario resistente, che, consequenzialmente, condanna al risarcimento dei danni, quantificato in misura pari all’ammontare del capitale investito[3].

[1] Il riferimento è a ACF, 7 maggio 2018, n. 418.

[2] Cfr. ACF, 3 agosto 2017, n. 34; ACF, 16 novembre 2017, n. 111; ACF, 14 dicembre 2017, n. 147.

[3] Tenendo in debita considerazione l’intervenuta apertura della procedura di liquidazione coatta a carico dell’emittente e il conseguente azzeramento del valore dei strumenti finanziari negoziati.

 

Qui la decisione: ACF, 7 maggio 2018, n. 418

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