Legittimazione del garante a contestare l’anatocismo



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Commento a Cass. Civ., Sez. I, 10 gennaio 2018, n. 371.

di Antonio Zurlo


Il garante autonomo, di un rapporto di conto corrente, è legittimato a eccepire, nei confronti dell’Istituto di credito, la nullità della clausola anatocistica, laddove questa non si fondi su di un uso normativo.

È quanto stabilito dalla Cassazione, con la pronuncia n. 371/2018[1].

Con due distinte citazioni, i fideiussori di una società (nello specifico, una s.r.l.) avevano proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo, pronunciato nei loro confronti, oltre che della società, su ricorso di un Istituto di credito, per il pagamento di una somma pari a circa euro cinquantamila, oltre interessi e spese, pari al saldo negativo del conto corrente intestato alla garantita. Gli opponenti, nello specifico, avevano eccepito la nullità delle garanzie fideiussorie, prestate senza la previsione dell’importo massimo garantito, e l’addebito di interessi superiori a quello contrattualmente convenuto e, comunque, a quello legale.

I due giudizi venivano riuniti e il Tribunale revocava il decreto ingiuntivo opposto, ma condannava, comunque, gli opponenti al pagamento della minor somma di circa euro quarantacinquemila, oltre interessi legali[2].

I fideiussori proponevano, quindi, appello, che la Corte territoriale respingeva. Gli appellanti soccombenti proponevano, infine, ricorso per cassazione[3].

La risoluzione in diritto.

Ai fini che qui interessano, centralità assume il quarto motivo di doglianza, ovverosia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1938 c.c. I ricorrenti, nello specifico, censurano la sentenza impugnata, per aver statuito che il garante non potesse opporre al beneficiario l’illegittimità della capitalizzazione degli interessi passivi posta in essere. A tal proposito, deducevano che le clausole de quibus fossero affette da nullità per contrasto con norma imperativa e, contestualmente, che tale nullità fosse rilevabile d’ufficio, ai sensi dell’art. 1421 c.c.

Secondo la Corte territoriale, la garanzia prestata aveva natura autonoma e siffatto accertamento non era stato oggetto di censura. Assumendo tale circostanza come premessa, la Prima Sezione evidenzia come, in ossequio a un orientamento ampiamente consolidato il seno alla giurisprudenza di legittimità e, peraltro, recepito anche dalle Sezioni Unite[4], la “impermeabilità” del contratto autonomo di garanzia rispetto alle eccezioni di merito del garante trovi un limite, oltre che nel caso in cui sia proponibile la cd. exceptio doli generalis seu presentis[5], laddove: le stesse eccezioni siano inerenti alla validità dello stesso contratto di garanzia; attengano al rapporto tra garante e beneficiario; il garante deduca l’inesistenza del rapporto garantito; la nullità del c.d. contratto – base sia dipendente da una contrarietà a norme imperative o illiceità della causa (e, attraverso il contratto di garanzia, si cerchi di assicurare il risultato vietato dall’ordinamento)[6].

L’accessorietà, rispetto al rapporto debitorio principale, dell’obbligazione autonoma di garanzia è certamente connotata da un carattere elastico, di semplice collegamento e coordinamento tra obbligazioni, comprovato, oltre che dal meccanismo di riequilibrio delle diverse posizioni contrattuali attraverso il sistema delle rivalse, anche dalla rilevanza di tutte quelle ipotesi nelle quali il garante sia esonerato dal pagamento per ragioni comunque inerenti al rapporto sottostante[7].

Al Collegio pare meritevole di accoglimento la censura formulata dai ricorrenti relativamente alla nullità delle clausola[8] che prevede una capitalizzazione degli interessi, per contrasto con le norme imperative[9], dovendosi ritenere vigente, nel caso di cui in narrativa, il regime anteriore alla delibera CICR 9 febbraio 2000 (introduttiva dell’anatocismo, ove sia assicurata la stessa periodicità degli interessi creditori e debitori). Sul punto, la Prima Sezione rileva, altresì, che, in ordine alla fattispecie in esame, non possa invocarsi il principio della possibile, contingentata applicazione dell’anatocismo[10], ai sensi degli artt. 1283 c.c. e 120 TUB, e che la disposizione codicistica da ultimo menzionata stabilisca l’esclusione dell’anatocismo ove questo non sia previsto da un uso normativo (salvo che non vengano in questione interessi maturati dal giorno della domanda, o in forza di convenzione posteriore alla loro scadenza): in tal senso, la clausola contrattuale tramite cui, prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 342/1999 (modificativo dell’art. 120 TUB), sia stata pattuita la capitalizzazione degli interessi debitori, debba ritenersi fondata su un di uso negoziale, anziché normativo[11]; ne consegue che la stessa clausola violi il precetto contenuto nella norma di legge.

Assunte tali premesse, la conclusione cui perviene la Cassazione è pressoché necessitata. Non sussistendo ragionevolmente motivo per discostarsi dall’insegnamento che ammette la proponibilità, da parte del garante, delle eccezioni fondate sulla nullità del contratto – base per violazione di norme imperative, il garante autonomo (nel caso di specie, entrambi i ricorrenti) deve ritenersi pienamente legittimato a proporre, nei confronti dell’Istituto di credito, l’eccezione di nullità della clausola anatocistica, laddove quest’ultima non sia fondata su di un uso normativo e, al contempo, non siano ricorrenti le altre condizioni legittimanti, ex art. 1283 c.c. La soluzione contraria equivarrebbe a introdurre nel panorama ordinamentale la denegata possibilità per il soggetto creditore di ottenere, per il tramite del garante, un risultato che, rispetto al debitore, sarebbe vietato dall’ordinamento. Con gravi ed evidenti criticità per il sistema[12].

[1] V. Cass. Civ., Sez. I, 10 gennaio n. 2018, con nota di G. Satta, Anatocismo in conto corrente bancario: anche il garante è legittimato a contestarlo, in Diritto & Giustizia, fasc. 8, 2018, 4.

[2] Nello specifico, il giudice riteneva che non fosse stata formulata alcuna circostanziata contestazione con riferimento alle movimentazioni documentate dagli estratti conto acquisiti e che, al contempo, andasse corrisposto alla Banca creditrice il saldo debitore della Società, alla data del 15 novembre 1992, così come quantificato dopo lo scomputo degli interessi anatocistici e l’applicazione agli interessi del tasso nominale massimo dei BOT.

[3] Ricorso fondato su quattro motivi: 1) omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, “eccesso di pronuncia e violazione di norme di diritto”; 2) nullità, erroneità, indeterminatezza e illogicità della sentenza impugnata laddove ha mancato di motivare sui criteri di determinazione del saldo iniziale, nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione; 3) violazione e falsa applicazione degli artt. 1283 e 1421 c.c.; 4) violazione e falsa applicazione dell’art. 1938 c.c.

[4] Il riferimento è a Cass. Civ., Sez. Un., 18 febbraio 2010, n. 3947, con nota di P. Tartaglia, Le polizze fideiussorie, il contratto autonomo di garanzia e le sezioni unite, in Giust. civ., fasc. 2, 2011, 0497B. V. anche D. Cerini,
Le Sezioni Unite sulle polizze fideiussorie: un’occasione per una riflessione, in Diritto e Fiscalità dell’assicurazione, fasc. 1, 2011, 250.

[5] Eccezione basata sull’evidenza certa del venir meno del debito garantito per pregressa estinzione dell’obbligazione principale per adempimento o per altra causale.

[6] V., in quanto richiamate dalla pronuncia delle Sezioni Unite, Cass. Civ., Sez. III, 7 marzo 2002, n. 3326; Cass. Civ., Sez. I, 14 dicembre 2007, n. 26262, con nota di M. Cuccovillo, (1 -3) Gli ultimi sviluppi giurisprudenziali in tema di contratto autonomo di garanzia, in Banca borsa tit. cred., fasc. 4, 2009, 431; Cass. Civ., Sez. III, 3 marzo 2009, n. 5044, con nota di M. Cuccovillo, Clausola di pagamento “a prima richiesta” (e “senza eccezioni”) e qualificazione della garanzia personale., in Banca borsa tit. cred., fasc. 3, 2011, 300.

[7] Sul punto, vedi supra nota 4.

[8] Secondo gli ermellini, senza soluzione di continuità rispetto a precedenti statuizioni in seno alla giurisprudenza di legittimità, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo la nullità delle clausole anatocistiche può essere rilevata d’ufficio anche in fase di gravame. Sulla questione, Cass. Civ., Sez. I, 25 novembre 2010, n. 23974. 

[9] Sul punto, Cass. Civ., Sez. III, 22 marzo 2011, n. 6518.

[10] Soluzione indicata in Cass. Civ., Sez. III, 3 marzo 2009, n. 5044, vedi supra nota 6.

[11] Sul punto, Cass. Civ., Sez. Un., 4 novembre 2004, n. 21095, con nota di G. Giacalone, Sull’anatocismo bancario la Cassazione riafferma il ruolo ricognitivo, e non creativo, della giurisprudenza., in Giustizia Civile, fasc. 5, 2005, 1221B.

[12] Esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi in misura ultralegale, a carico del correntista – debitore, la Banca ha l’onere di produrre gli estratti, a partire dall’apertura del conto (onere disatteso nel caso di specie).

Qui la sentenza: Cass. n. 371_2018

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