Ecco, quindi, che il racconto (a tratti, giustamente, un po’ vanesio) degli incredibili successi inanellati sulle scacchiere e, su tutti, della sempiterna sfida con la nemesi Karpov, è il viatico per raccontare, per insegnare che ciò che potremo essere nel futuro è determinato unicamente da come saremo in grado di comprendere il nostro passato e dall’uso che riusciremo a farne. Il passato crea una mappa per ciascuno di noi, traccia la nostra provenienza e la nostra destinazione, tra successi e fallimenti, tra momenti in rada e traversate. Ne esita una carta geografica, dai confini incerti, perché non definitivi, dalle tante zone grigie, perché ancora inesplorate: l’importante è non salpare con in stiva la paura di esplorare i territori sconosciuti.
Anche perché la cosa più meravigliosa della mappa del futuro è che si può sempre (o quasi) modellare a proprio piacimento.