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«E' il "mappamondo" di uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi.»

E’ il “mappamondo” di uno dei più grandi scacchisti di tutti i tempi: una costante metafora tra le sessantaquattro caselle della scacchiera e quanto accade nella vita di ciascuno di noi, arricchita dalla notazione algebrica del Gran Maestro, sull’endiadi di strategia e tattica, calcolo e talento, preparazione e intuizione, innovazione e tradizione, attacco sfrontato e solida difesa, certezze e dubbi. Tutti binomi, quasi antitetici, come il bianco e il nero (touché), destinati, pur tuttavia a compenetrarsi, in una inestricabile complessità fatta di variabili ramificate (anche esponenzialmente), quando viene rotta la stasi dello schieramento iniziale.

Kasparov racconta e, soprattutto, si racconta, perché “il modo migliore per apprendere qualcosa è insegnarlo”; dissacra i luoghi comuni e confuta le teorie sulla bravura “genetica”, per nascita, in favore della preparazione e dell’autoanalisi.

Ecco, quindi, che il racconto (a tratti, giustamente, un po’ vanesio) degli incredibili successi inanellati sulle scacchiere e, su tutti, della sempiterna sfida con la nemesi Karpov, è il viatico per raccontare, per insegnare che ciò che potremo essere nel futuro è determinato unicamente da come saremo in grado di comprendere il nostro passato e dall’uso che riusciremo a farne. Il passato crea una mappa per ciascuno di noi, traccia la nostra provenienza e la nostra destinazione, tra successi e fallimenti, tra momenti in rada e traversate. Ne esita una carta geografica, dai confini incerti, perché non definitivi, dalle tante zone grigie, perché ancora inesplorate: l’importante è non salpare con in stiva la paura di esplorare i territori sconosciuti.
Anche perché la cosa più meravigliosa della mappa del futuro è che si può sempre (o quasi) modellare a proprio piacimento.

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