Ecco, quindi, che si scivola da un personaggio all’altro, nessuno di tutti banale, attraverso quattro disegni, “strani”, perché, sotto la superficiale accozzaglia di colori, proporzioni, linee sghembe, celano un mistero, che, paradossalmente, unisce tutti quei tratti di pastello, anche distanti decine di anni tra loro.
Una donna al vento, un appartamento scarabocchiato, un bozzetto di un professore d’arte, un albero che protegge un passero: basterebbe, forse, questo per ispirare il lettore alla lettura, spinto dalla curiosità di comprendere lo “strano” fil rouge del fenomeno editoriale del momento.