Peter e Ivan sono diversissimi, proprio come i pezzi dirimpettai, bianchi e neri, su una scacchiera e, non a caso, è il gioco degli scacchi a fare da cornice (in alcuni passaggi silente, in altri subliminale) della narrazione, che si gioca, per intero, su un continuo scambio di punti di vista, dall’uno all’altro fratello, dalle ragioni dell’uno e dell’altro, dai tentativi, anche malriusciti, di cercare un senso e dare un ordine alla propria esistenza. In un registro narrativo a tratti difficile, ma che traduce appieno la complessità di ciò che racconta (ovverosia, l’universo interiore dei protagonisti), si narrano le aspettative, su se stessi e sugli altri, realizzate, ma, anche e sopratutto, deluse e tradite, da quello che la società spesso impone nei rapporti relazionali.