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«Il debutto ufficiale, dinanzi al grande pubblico, di quello che, in poco tempo, sarebbe diventato uno dei personaggi, degli eroi, più amati di tutti i tempi: Sherlock Holmes.»

“Uno studio in rosso” è il debutto ufficiale, dinanzi al grande pubblico, di quello che, in poco tempo, sarebbe diventato uno dei personaggi, degli eroi, più amati di tutti i tempi: Sherlock Holmes, un’enciclopedia ambulante del crimine, con conoscenza amplissime, ma, al tempo stesso, settorializzate, ottimizzate e funzionalizzate; raccontato per il tramite del diario, delle annotazioni, di quello che, conosciuto fortuitamente come momentaneo coinquilino, diventerà il suo braccio destro, il Dottor John H. Watson, sfortunato reduce dall’Afghanistan.

Ecco, quindi, che per condividere gli spazi e i costi di un affitto, si combinano, del tutto casualmente, la delusione di Watson, verso la propria vita, e la disillusione di Holmes, verso le dinamiche sociali e gli altri, ambedue malcelate in molti dei passaggi dello pseudodiario.

Sherlock Holmes, soprattutto per i ranghi serrati della società del suo tempo, è un senza arte, né parte; è un topo di laboratorio, pur senza essere formalmente uno studente; è un solitario, per quanto solidale con le richieste di supporto e di aiuto; è un anticonformista a modo suo, spietatamente disilluso circa la riconoscenza dei suoi contemporanei, ma, al contempo, accanitamente spinto da una passione verace per la conoscenza e la sperimentazione.

Dotato di un intuito straordinario, pari solo alla sua capacità di deduzione analitica e di osservazione, deve fronteggiare due suoi alter ego, Gregson e Lestrade, i due “migliori” ispettori di Scotland Yard, che, loro malgrado, rappresentano lo stereotipo dell’agente modello, tradizionale, ortodosso e, spesso, inconcludente.
Si trovano, tutti e quattro, nel più classico cliché investigativo: un delitto (poi, due), irrisolvibile e destinato a restare insoluto, se non grazie all’intervento provvidenziale della spariglia di Holmes, che sorprende i suoi sodali d’avventura, così come il lettore (già spiazzato dal flashback autorale, a metà narrazione), per, paradossalmente, rimpaginare i fogli della storia e dei crimini commessi, riavvolgendone il filo di Arianna.

L’esito non è scontato e non è prevedibile, per nessuno; a parte che per Holmes, abituato a guardare in maniera non convenzionale agli eventi. E a non confidare nel meritato tributo di gratificazioni e meriti.

Perché, in quello (come in questo) mondo, non importa quello che fai, ma conta maggiormente quello che riesci a far credere, alla gente, di aver fatto.

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