Dotato di un intuito straordinario, pari solo alla sua capacità di deduzione analitica e di osservazione, deve fronteggiare due suoi alter ego, Gregson e Lestrade, i due “migliori” ispettori di Scotland Yard, che, loro malgrado, rappresentano lo stereotipo dell’agente modello, tradizionale, ortodosso e, spesso, inconcludente.
Si trovano, tutti e quattro, nel più classico cliché investigativo: un delitto (poi, due), irrisolvibile e destinato a restare insoluto, se non grazie all’intervento provvidenziale della spariglia di Holmes, che sorprende i suoi sodali d’avventura, così come il lettore (già spiazzato dal flashback autorale, a metà narrazione), per, paradossalmente, rimpaginare i fogli della storia e dei crimini commessi, riavvolgendone il filo di Arianna.