È un racconto onesto e disincantato degli albori difficili, come lo sono un po’ per tutti quelli che, coltivando un proprio sogno, devono curarlo attentamente, specie nelle prima fase di avvio. È un scambio veloce, da una metà all’altra del campo, di successi, sconfitte, delusioni, aspettative mantenute e deluse, incontri proficui e separazioni necessarie, scelte, azzardi e, soprattutto, coraggio di porli in essere. Bisogna essere sempre in grado di padroneggiare le situazioni, senza eccedere nell’aggressione e senza eccedere sulla difensiva.
La differenza, tra vincere e perdere, sul campo come nella vita, spesso è affidata a una sola giocata. E bisogna essere in grado sempre di gestirla, qualunque essa sia.
Ecco, quindi, la democrazia soppiantata dalla meritocrazia. Perché le persone saranno tutte uguali, ma i tennisti no, alcuni sono più uguali degli altri, quelli capaci di avanzare sempre e di spingere indietro chi, per contro, decide di rimanere fermo, anche nella propria comfort zone.