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«C’est la vie!»

Vite ordinarie, che si intrecciano, si incontrano e si scontrano.
Accadimenti quotidiani, senza tempo e senza luogo, ambientati nella immaginaria Holt.
Case, strade e poi campagne e fattorie, ma soprattutto persone, con le paure e i dubbi che ognuno prova, con una routine lenta e non per questo meno intensa di altre.

Con lo stile asciutto e un’apparente apatia letteraria, l’autore riesce a trasportare il suo lettore in questo non luogo abitato da ognuno di noi.
Serenamente, ogni pagina viene sfogliata con la giusta lentezza e gustata.
Qualche eccezione la fanno dei passaggi inutilmente crudi, sui quali forse è meglio ingranare la marcia e accelerare, ma anche quella è vita ed è inutile socchiudere gli occhi e girarsi dall’altra parte.

Sono già stata ad Holt, invertendo l’ordine della trilogia, e so che tornerò… solo alla fine saprò dire quale “visita” sia stata la più gradita.
Di questo viaggio a tappe, però, non potrò mai dimenticare i tratti essenziali di ogni personaggio e segretamente continuare a sperare che il mondo sia pieno di Harold e Raymond McPheron.

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