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«È l'autobiografia (un po' interpolata) di un sognatore.»

È l’autobiografia (un po’ interpolata) di un sognatore, che, un giorno, tranchant, ha preso una delle decisioni più ardite che si possano assumere: abbandonare tutto e viaggiare alla ricerca della propria felicità.

Lo ha fatto, paradossalmente, senza avere quelle coordinate che sono nel titolo, perché ciascuno è destinato a essere felice in modo diverso, magari neppure sapendolo, sino in fondo. La felicità è una ricerca, è una serie di decisioni anche (e, forse, soprattutto) insensatamente disallineate rispetto al sentire comune, a quella idea che prevede alcune tappe obbligate nel percorso di crescita di ciascuno.

Ecco, quindi, che da una noiosa aula universitaria torinese – presieduta da un ancor più noioso (e annoiato) cattedratico – ci si ritrova a Bali, un angolo di paradiso terrestre, però senza non esser passati, prima, da incontri, aspettative deluse, prime soddisfazioni, piacevoli scoperte, correzioni di rotta, imprevisti, cambi di direzione: la vita è, anche, questo, una sorta di navigazione a vista.

La stella polare, tuttavia, può restare sempre la felicità. Non preconfezionata o eterodiretta dagli altri, ma singola, speciale, personale.

Che sia viaggiare, che sia essere stanziale.

L’importante è avere la volontà (e la possibilità) di essere liberi.

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