Ogni anno, ogni 22 luglio, si rincontreranno, per una sorta di appello di classe, che si protrarrà per più di settant’anni, nei quali al faceto dei primi appuntamenti – scherzosi, goliardici, leggeri – si sostituirà progressivamente la serietà della consapevolezza, dell’incedere inesorabile del tempo, scandito dalle prime, inevitabili, dipartite.
Emergono gli egoismi, affiora il cinismo della condizione umana, a fare da pendant con le antipatie – mai sopite – nate tra i banchi del liceo, ma anche con le infatuazioni, le sinergie, le sintonie di tempi sempre più lontani. Ecco, quindi, che alle morti naturali, si aggiungono quelle accidentali e s’assommano quelle violente, fratricide, per alimentare un meccanismo perverso, che spaventa tutti, ma che nessuno, alla fin fine, vuole inceppare.