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«Il 22 luglio 1975, la classe III A, del ginnasio-liceo "Giovanni Berchet" di Milano, formata da 15 donne e 15 uomini, suggella, quasi per ischerzo, un patto che li legherà - letteralmente - per tutta la vita: una riffa.»

Il 22 luglio 1975, la classe III A, del ginnasio-liceo “Giovanni Berchet” di Milano, formata da 15 donne e 15 uomini, suggella, quasi per ischerzo, un patto che li legherà – letteralmente – per tutta la vita: una riffa, che li vedrà tutti possessori di un biglietto e il cui montepremi sarà alimentato, di anno in anno, dal canone che ciascuno di loro verserà, sino alla morte, e del quale si beneficerà il terzetto superstite.

Ogni anno, ogni 22 luglio, si rincontreranno, per una sorta di appello di classe, che si protrarrà per più di settant’anni, nei quali al faceto dei primi appuntamenti – scherzosi, goliardici, leggeri – si sostituirà progressivamente la serietà della consapevolezza, dell’incedere inesorabile del tempo, scandito dalle prime, inevitabili, dipartite.
Emergono gli egoismi, affiora il cinismo della condizione umana, a fare da pendant con le antipatie – mai sopite – nate tra i banchi del liceo, ma anche con le infatuazioni, le sinergie, le sintonie di tempi sempre più lontani. Ecco, quindi, che alle morti naturali, si aggiungono quelle accidentali e s’assommano quelle violente, fratricide, per alimentare un meccanismo perverso, che spaventa tutti, ma che nessuno, alla fin fine, vuole inceppare.

Anzi, al terzetto un emendamento sostituirà finanche il vincitore unico, dilatando ancora il tempo di gioco, quasi in una eterna scommessa con se stessi e con la morte.
Sarà lo studente più popolare, la più ambita della classe o il più sfigato ad aver staccato il biglietto fortunaro?

Certa è solo la dedica del premio: “alla III A”, sopravvissuta all’ambiguità di quasi ottanta cene di classe.

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