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«Un racconto ironico e geniale, moderno in ogni tempo, sempiterno.»

Il visconte dimezzato è una storia divertente, pensata da Calvino per dilettare il suo animo inquieto (due importanti e ravvicinati lutti avevano profondamente turbato l’autore) e far godere gli altri di aneddoti allegri e piacevoli.

Non ci si lasci, tuttavia, ingannare dall’ironia perché la storia rappresenta e ben descrive l’uomo moderno, nella sua incompletezza e alienazione.
Immedesimarsi nel Visconte Medardo è più semplice e immediato del previsto: sempre affini all’uno o all’altro estremo del nostro essere siamo rimasti privi di un equilibrio utile a bilanciare i contrasti delle nostre metà, quella luminosa e quella oscura.

Ma la vera perla nello scrigno sono le rapide incursioni moraliste che fuggono dal tempo (1952) e restano attuali in ogni epoca; i personaggi a latere, che nel racconto creano il contesto, rappresentano pur sempre delle sfaccettature della società nascente del secondo dopoguerra e così i lebbrosi sono gli artisti decadenti, il dottore la scienza e il mastro Pietrochiodo la tecnica, entrambe arti ormai troppo lontane dall’umanità ed infine gli ugonotti, malcelato riferimento al moralismo inconsistente della borghesia.

La storia, ironico-drammatica, è narrata da un adolescente , nipote illegittimo del visconte, frutto dell’amore della di lui sorella con un bracconiere, entrambi precocemente mancati.

Il ragazzo, rimasto orfano dei genitori è cresciuto alla corte dello zio Medardo, accudito dalle cure amorevoli della balia Sebastiana, ma alla stregua di un servitore.
I fatti narrati si svolgono all’epoca delle guerre contro i Turchi nell’Europa centrale ed è in Boemia che Medardo perde la sua metà, così rientrando in Patria dimezzato e incattivito dagli eventi. Solo dopo lungo tempo anche la metà buona rientrerà a casa, esaltando le incongruenze delle due parti di ciò che fu (e sarà) un unico intero.
Con un registro magnetico e un ritmo incalzante, Calvino riesce a stregare il lettore che tra una risata e uno spunto di riflessione non vede l’ora di giungere alla fine per leggere la storia nella sua interezza e meditare sull’essenza stessa dell’umanità, in equilibrio fragile e costante tra il bene e il male.

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