La rivelazione sulla morte della separanda e, ancor di più, sulla vita condotta negli ultimi anni innescano un lento e doloroso dialogo tra Kristóf e l’amico, che presto si snoda in un lungo e intenso monologo di quest’ultimo.
Il fulcro di tutto è l’animo umano, con le sue ambizioni, le paure, le gioie e la castrazione dei desideri più foschi.
Ogni passaggio è un invito a riflettere sulla condizione umana, in uno schema facilmente adattabile all’epoca storica del lettore; un’autoanalisi dalla quale ognuno esce un po’ sconfitto.
A sconfiggere Kristóf è la scoperta dell’inconscio nella netta distinzione tra ciò che si può regolare e controllare di giorno e quanto, invece, emerge limpido e cristallino, inafferrabile e incontrollato, nel buio della notte.