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«La bozza di un'opera grandiosa, il punto di partenza che lascia spazio alla fantasia del lettore.»

Un breve racconto, non certo l’opera migliore di Gabriel Garzía Màrquez e, del resto, lui stesso aveva chiesto che non venisse pubblicato perché incompleto. Una disobbedienza, quella dei figli, ancora oggi destinata a dividere in due opposte schiere lettori e ammiratori del grande Gabo.

Leggendo questo racconto si ha l’impressione di avere tra le mani la trama di una grande opera, un bozzetto, degli appunti, qualcosa da implementare, addolcire, abbellire, agghindare, stemperare; il punto di partenza… peccato che il traguardo si tagli dopo una manciata di pagine.

Pagine intense, ricche di colori e di immagini nitide e accattivanti, in un viaggio nell’esplorazione del piacere e del piacersi, un via libera alla conoscenza del proprio inconscio, dopo aver infranto le convenzioni sociali, catene di un’intera vita fantasiosamente costruita sulla mediocrità di un piccolo mondo tutto per sé.

“Ogni anno, il 16 agosto, Ana Magdalena Bach – quasi cinquant’anni di età e una trentina scarsa di soddisfacente vita matrimoniale – raggiunge l’isola dei Caraibi dove è sepolta sua madre” ma all’improvviso la rotta dei suoi pensieri prende il largo e così la vita cambia.

Il cambiamento non sempre comporta giovamento e scardinare i pilastri di un’esistenza omologata può comportare turbamento e malessere. Ci si accorge, dunque, che l’ebbrezza dell’evasione ha più effetto se relegata in un cassetto ormai chiuso.

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