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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 27 dicembre 2023, n. 36026.

Con la recente sentenza in oggetto, la Sezione II della Corte di Cassazione (Pres. Di Virgilio, Rel. Trapuzzano) si è nuovamente occupata della questione della determinatezza delle clausole relativa al tasso di interesse applicato ad un rapporto di mutuo.

Il finanziamento in questione prevedeva, infatti, una clausola di indicizzazione del tasso ad un parametro esterno.

Nella fattispecie il parametro esterno cui rinviava il contratto censurato avanti alla Suprema Corte era il noto parametro Libor.

La Suprema Corte, con la pronuncia annotata, ha prima di tutto chiarito e ribadito che il rinvio ad un parametro esterno, non rende di per sè il tasso applicato al rapporto indeterminabile.

In particolare la Cassazione, a riguardo, ha confermato che, in caso di tasso variabile, può essere considerato sufficientemente determinato il riferimento, contenuto, nel contratto di finanziamento, a parametri fissati su scala nazionale e internazionale, ovvero a parametri determinati sulla base di accordi interbancari (può trattarsi del tasso Euribor ovvero, come nel caso di specie, al tasso Libor), mentre, al contrario, secondo la Corte, non può ritenersi sufficientemente determinato un rinvio generico a parametri esterni, da cui non emerga con chiarezza quale previsione le parti abbiano inteso richiamare con la clausola che dovrebbe disciplinare il tasso applicabile al rapporto[1].

Ciò detto, la Suprema Corte, investita del giudizio sulla determinabilità della previsione contrattuale relativa al tasso, la giudicava nulla.

Si badi, però, che detta nullità non veniva stabilita per il mero rinvio contrattuale ad un parametro esterno -il Libor – per la determinazione del tasso di interesse.

Non è, dunque, la presenza nel contratto di mutuo di una clausola di indicizzazione a rendere nulla la pattuizione di cui trattasi.

Del resto, ad avviso dei Supremi Giudici, l’indicizzazione ancorata al parametro rappresentato dal tasso interbancario Libor, che sia stata approvata per iscritto dal cliente, è collegata a dati oggettivi e di agevole e pubblico riscontro, calcolati, per giunta, in modo unitario su scala europea, sicché è pienamente conforme al principio della determinatezza o determinabilità dell’oggetto del contratto ex art. 1346 c.c..

Ciò nonostante, la Cassazione, fermo quanto precede, ha svolto un’ulteriore precisazione.

Invero, nel caso in questione, la convenzione regolativa degli interessi – che prevedeva un’indicizzazione del tasso al parametro Libor – rinviava, più in particolare, alle condizioni praticate in un contratto presupposto, ovvero alle condizioni meglio specificato in un contratto a monte di finanziamento estero (stipulato dalla mutuante tramite Banco Roma e IMI Capital market), cui il contratto di muto avrebbe dovuto attenersi.

Il contratto di finanziamento estero a monte non veniva, tuttavia, allegato a quello di mutuo che a questo faceva solo un generico rinvio.

Per questo motivo, la Corte ha ritenuto che i mutuatari non avrebbe potuto verificare l’effettiva natura del tasso applicabile al loro mutuo, facendosi un rinvio a condizioni meglio specificate in un contratto a monte che non era oggetto di allegazione.

Da tale circostanza, ovvero dalla mancata allegazione del finanziamento estero a monte, ove erano dettagliate le condizioni relative al tasso di interesse applicabile al mutuo a valle, discendeva la nullità, ex art. 1284 co. 3 c.c., della convenzione sugli interessi, atteso che il tasso non risultava, in concreto, determinabile e controllabile dai mutuatari, non avendo la convenzione, oggetto del rinvio, un contenuto univoco e conoscibile a priori in base a quanto contenuto nello stesso contratto di mutuo, anche quando il tasso sia da individuarsi per relationem mediante rinvio ad un parametro esterno (che, in questo caso, era il parametro conosciuto come Libor).

La miglior specifica del meccanismo di indicizzazione contenuta in un altro contratto cui il mutuo genericamente rinvia, rende, di conseguenza, nulla la convenzione relativa agli interessi per inderterminabilità, qualora il contratto presupposto non sia stato allegato al contratto di finanziamento che a questo, al contrario, solo genericamente faceva rinvio.

Nel caso specifico, la Suprema Corte ha, conseguentemente, ribadito che, qualora un tasso d’interesse variabile non venga espresso nel contratto in modo univocamente chiaro, si determina, per l’effetto, la nullità della pattuizione sul tasso di interesse ultra-legale, in quanto contrastante con il principio della determinatezza o determinabilità dell’oggetto del contratto ex art. 1346 c.c.

 

 

 

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[1] Cfr. Cass. civ., Sez. III, 04.01.2022, n. 96.

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