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di Nadia Denisi

Avvocato - PhD

Il 27 settembre 2022, l’European Securities and Market Authority (ESMA) ha diffuso sul proprio sito istituzionale un Public Statement rivolto alle imprese di investimento relativo all’impatto dell’inflazione nell’ambito dei servizi di investimento a clientela retail, raccomandando alle stesse di integrare il rischio di inflazione nelle informative alla clientela, nella valutazione di adeguatezza e nel processo di Product Governance.

Nel documento l’ESMA ha preliminarmente evidenziato come l’aumento dei tassi di inflazione intervenuto negli ultimi mesi nell’UE a causa di molteplici fattori – non ultimo, il conflitto russo-ucraino che sta determinando un aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime – si è inevitabilmente riflesso sulle famiglie, con impatti non solo sulla vita quotidiana delle stesse ma anche sui loro investimenti e le loro decisioni di investimento.

Come sottolineato dall’ESMA, sotto il profilo della tutela degli investitori, tale tendenza rappresenta un rischio per la clientela retail, non sempre in grado di apprezzare pienamente il legame tra inflazione e mercati finanziari e che, soprattutto, potrebbe non avere contezza dell’importanza di prendere in considerazione tale legame ai fini delle proprie decisioni di investimento.

Al riguardo, le imprese di investimento svolgono un ruolo determinante nella misura in cui considerino l’inflazione e il rischio di inflazione tanto nell’ambito della produzione e della distribuzione dei prodotti finanziari, quanto nella prestazione dei servizi di investimento ai clienti retail.

L’art. 24, paragrafo 3, della MIFID II pone il principio cardine secondo cui “All information, including marketing communications, addressed by the investment firm to clients or potential clients shall be fair, clear and not misleading”. Si tratta di un principio generale che viene ulteriormente declinato nell’ambito dei requisiti  relativi alla fornitura di informazioni ai clienti, di cui all’art. 44, paragrafo 2 del Regolamento delegato (UE) 2017/565, che pone in capo all’impresa di investimento l’obbligo di assicurare che le informazioni siano conformi a talune condizioni: “ […] b) le informazioni [devono essere] accurate e [devono] fornire sempre un’indicazione corretta ed evidente di tutti i rischi pertinenti quando si riferiscono ai potenziali vantaggi di un servizio di investimento o di uno strumento finanziario [..] e) le informazioni non nascondono, sminuiscono o oscurano elementi, dichiarazioni o avvertenze importanti”.

L’ESMA ha pertanto raccomandato alle imprese di garantire che le informazioni fornite ai clienti al dettaglio, o diffuse in modo tale da essere probabilmente ricevute da questi ultimi, riflettano, in forma comprensibile, i rischi legati all’inflazione e i possibili effetti che questi possono avere sul valore e sul rendimento dell’investimento.

Sotto altro profilo, il rischio che l’inflazione comprometta la performance e/o il valore di un investimento deve essere tenuto in considerazione anche nell’ambito della profilatura dell’investitore, con riguardo alla valutazione dell’adeguatezza (applicabile alla fornitura di qualsiasi tipo di consulenza sugli investimenti, indipendente o meno, e alla gestione del portafoglio), disciplinata dall’art. 25, paragrafo 2, della MiFID II e dagli articoli 54 e 55 del Regolamento delegato (UE) 2017/565. In particolare, conformemente alle indicazioni contenute nelle proprie Guidelines on certain aspects of the MiFID suitability requirements, aggiornateda ultimo, lo scorso 23 settembre, le imprese di investimento dovranno considerare attentamente il predetto rischio come parte della valutazione del rischio di mercato e del rischio di credito. Al riguardo, l’ESMA richiama l’importanza della valutazione e comprensione da parte delle imprese dell’orizzonte temporale di investimento dei clienti.

Le imprese di investimento dovranno poi assicurare che le politiche e le procedure adottate siano in grado di garantire, tra l’altro:

– che i servizi di consulenza in materia di investimenti e di gestione del portafoglio forniti ai clienti tengano conto di un adeguato grado di diversificazione del rischio (compresa la differenziazione in relazione al rischio di inflazione, che impatta in modo diverso sulle diverse tipologie di investimenti); e

– che il cliente abbia una adeguata comprensione del rapporto tra rischio e rendimento (incluso, ove rilevante, l’impatto che l’inflazione potrebbe avere sui rendimenti nominali, la remunerazione necessariamente inferiore delle attività a basso rischio e l’incidenza dell’orizzonte temporale su tale rapporto, nonché dell’impatto dei costi e degli oneri complessivi sui rendimenti dei propri investimenti).

Infine, l’effetto dell’inflazione dovrà essere tenuto in considerazione dalle imprese di investimento anche nell’ambito processi di product governance e, in particolare, nell’ambito della revisione dei prodotti e nelle analisi di scenario.

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