Revocato fallimento per nullità della notificazione ex art. 15 l. fall.



3 min read

Nota a App. Napoli, 29 giugno 2022. 

A cura dell’Avv. Monica Mandico.

 

La Corte d’Appello di Napoli, con il provvedimento in oggetto, ha revocato la sentenza di apertura del fallimento emessa dal giudice di primo grado.  

La Corte ha accolto il reclamo e, per l’effetto, ha dichiarato la nullità della notificazione dell’originario ricorso e revocato l’impugnata sentenza del Tribunale.

Il procedimento di notificazione è mutato con il D.L. 18 ottobre 2012 n. 179, convertito in legge 17 dicembre 2012, n. 221.
Si tratta di modifiche che intervengono sulle modalità di comunicazione e notificazione all’interno della procedura, con risparmio di tempo e di denaro. In particolare, è stata prevista la notifica telematica del ricorso per la dichiarazione di fallimento all’imprenditore, procedura che semplifica molto la notificazione ad un soggetto che spesso diventa irreperibile.

Tuttavia, la notifica telematica non deve avvenire in violazione delle norme sulla corretta e tempestiva ricezione degli atti, e l’utilizzo dei sistemi di pec deve essere adeguatamente monitorato dagli operatori di sistema affinché non vengano commessi errori gravissimi, quali la presunzione di notificazione, che è difficilissima da scardinare, se non attraverso una scrupolosa analisi informatica.

Interessante sul punto è il principio sancito dalla Corte D’Appello secondo cui:

«l’art. 15 della Legge Fallimentare prevede che il ricorso per la dichiarazione di fallimento ed il relativo decreto di convocazione debbano essere notificati, a cura della cancelleria, all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore. Solo quando, per qualsiasi ragione, la notificazione a mezzo PEC non risulti possibile o non abbia dato esito positivo, la stessa deve essere eseguita dall’Ufficiale Giudiziario che, a tal fine, deve accedere di persona presso la sede legale del debitore risultante dal registro delle imprese, oppure, qualora neppure questa modalità sia attuabile a causa dell’irreperibilità del destinatario, deve provvedere al deposito dell’atto presso la Casa Comunale della sede iscritta nel registro.».

La Corte ha richiamato un indirizzo consolidato della Giurisprudenza di Legittimità (v. Cass. Civ. Sez. VI, Ord. n. 5311 del 27/02/2020; id. Cass. 12 gennaio 2017, n. 602) secondo cui “l’introdotta semplificazione del procedimento notificatorio in ambito concorsuale trova la sua ragion d’essere nella specialità e nella complessità degli interessi che esso è volto a tutelare, che ne segnano l’innegabile diversità rispetto a quello ordinario di notifica; il diritto di difesa del debitore, da declinare nella prospettiva della conoscibilità, da parte di questi, dell’attivazione del procedimento fallimentare a suo carico, è, d’altro canto, adeguatamente garantito dal predisposto duplice meccanismo di ricerca, tenuto conto che, ai sensi dell’art. 16 del d.l. n. 185/2008, convertito con modificazioni dalla 1. n. 2/2009, l’imprenditore è obbligato a dotarsi di un indirizzo PEC, e che anche la sede legale dell’impresa deve essere obbligatoriamente indicata nell’apposito registro, la cui funzione è proprio quella di assicurare un sistema organico di pubblicità legale, così da rendere conoscibili ai terzi, nell’interesse dello stesso titolare, i dati e le principali vicende che riguardano l’impresa medesima. In tal senso, è stato precisato che, introducendo uno speciale procedimento per la notificazione del ricorso, il quale fa gravare sull’imprenditore le conseguenze negative derivanti dal mancato rispetto degli obblighi in questione, il legislatore del 2012 ha inteso codificare, ed anzi rafforzare, il principio secondo cui il tribunale, pur essendo tenuto a disporre la previa comparizione in camera di consiglio del debitore fallendo e ad effettuare, a tal fine, ogni ricerca per provvedere alla notificazione dell’avviso di convocazione, è esonerato dal compimento di ulteriori formalità allorché la situazione di irreperibilità di questi debba imputarsi alla sua stessa negligenza o ad una condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico”.

A seguito della sentenza di revoca del fallimento sono stati condannati in solido sia la società che aveva dato avvio alla procedura depositando il ricorso, che la Curatela, al pagamento delle spese e competenze per entrambi i gradi di giudizio, per aver dato avvio irresponsabilmente al fallimento di un’impresa che non presentava i requisiti oggettivi per la declaratoria del fallimento da parte del Tribunale, in quanto non versava in uno stato di insolvenza.

 

Qui la sentenza.

Seguici sui social:

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori

  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap