La Suprema Corte sull’applicabilità dell’art. 117 cod. ass. priv. alle polizze contro gli infortuni (anche mortali).



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 14 aprile 2022, n. 12264.

di Laura Albanese

 

 

 

 

 

Consolidatosi l’orientamento giurisprudenziale volto a valorizzare le specificità della fattispecie concreta, secondo cui sarebbe preferibile, dunque, non operare una definitiva assimilazione teorica dell’assicurazione contro gli infortuni ad uno dei due tipi di assicurazione legislativamente disciplinati – con conseguente integrale applicazione delle rispettive discipline – ma valutare, di volta in volta, se fosse o meno ad essa adattabile una determinata norma, dettata per l’assicurazione sulla vita ovvero per l’assicurazione contro i danni[1], la Suprema Corte è tornata a pronunciarsi in materia, con riferimento ad un contratto denominato “Proteggi Famiglia Status 2014”.

Le problematiche interpretative che da sempre hanno accompagnato il contratto di assicurazione privata contro gli infortuni discendono dalla sua peculiare natura, essendo tale contratto caratterizzato dalla complessità del rischio coperto, in quanto comprensivo sia del rischio di infortunio produttivo di inabilità temporanea o invalidità permanente, sia del rischio di infortunio mortale. Dalla duplicità del rischio deriva una ineludibile diversificazione della disciplina applicabile al contratto, che deve quindi ritenersi soggetto ad una disciplina di tipo misto[2], nel quale, stante il tenore dell’art. 1882 cod. civ., confluiscono e si confondono una causa indennitaria – per la quale l’assicuratore si obbliga a «rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro» – e una causa di capitalizzazione o risparmio, essendo l’assicuratore altresì tenuto a «pagare un capitale od una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana».

Nel caso esaminato nella pronuncia che si annota, stante la contestazione mossa dalla ricorrente compagnia assicurativa circa il recesso esercitato dall’assicurato entro trenta giorni dalla conclusione del contratto, i giudici di legittimità si sono soffermati a valutare l’applicabilità dell’art. 117 cod. ass. priv., dettato con riferimento ai contratti del ramo vita e il cui contenuto si pone in linea di continuità con l’art. 111 del previgente d.lgs. n 174/95, che, a sua volta, ebbe a recepirne il tenore dall’art. 16 d.lgs. n. 515/92.

Non diversamente da quanto avviene per tutti i contratti asimmetrici, la previsione del diritto di recesso in parola appare inequivocabilmente volto a riequilibrare la posizione di debolezza informativa del contraente, che risulta particolarmente rilevante per i contratti di assicurazione sulla vita, «in considerazione, da un lato, del normale carattere duraturo del vincolo imposto al contraente dalle polizze-vita, dall’altro, della circostanza costituita dalla frequente collocazione di dette polizze mediante tecniche ‘aggressive’, assimilabili a quelle seguite nella collocazione degli strumenti finanziari (sovente accostati alle finalità proprie delle polizze-vita) e dell’elevato tecnicismo di quelle polizze, tale da esporre l’assicurato al rischio di esprimere un consenso negoziale non sempre adeguatamente ponderato o consapevole».

Il contratto di assicurazione contro gli infortuni (anche) mortali, tuttavia, si presenta di per sé del tutto privo di contenuto finanziario ed estraneo rispetto la previsione di un piano di accumulo, di un diritto di riscatto (ai sensi dell’art. 1924 c.c.) e di una funzione previdenziale; pertanto, cassando con rinvio la sentenza impugnata, la Suprema Corte ha evidenziato come non possa condividersi la valutazione effettuata dal giudice a quo, che dal semplice fatto che la polizza infortuni in esame coprendo anche gli infortuni mortali ha fatto discendere l’assimilazione di tale evento al modo in cui esso contribuisce alla determinazione causale delle polizze-vita in senso proprio, finendo con l’attribuire un valore decisivo alle declaratorie di cui all’art. 2 cod. ass. priv., le cui finalità trascendono il tema della qualificazione dei singoli rapporti negoziali.

Pertanto, dovrà essere «il giudice del rinvio il compito di procedere in modo specifico all’esame di compatibilità della ratio del potere di recesso previsto dall’art. 177 cod. ass. (secondo le sue origini, finalità, funzioni e ragioni storico-politiche) con lo specifico assetto di interessi costruito dalle parti dell’odierno giudizio attraverso la stipulazione della polizza dagli stessi conclusa, senza attribuire alcun preliminare o decisivo rilievo, a tal fine, all’astratta riconduzione della polizza contro gli infortuni (anche) mortali, in sé considerata, all’ambito tipologico dell’assicurazione contro infortuni o a quello dell’assicurazione sulla vita».

 

 

Qui la sentenza. 

[1] In questo senso Cass. civ., SS. UU., 10 aprile 2002, n. 5119.

[2] Di recente sul punto Cass. civ., 8 aprile 2021, n. 9380.

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