La Banca ha diritto al risarcimento dal notaio in caso di stipula di un mutuo ipotecario avente a oggetto un immobile non commerciabile.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 15 febbraio 2022, n. 4911.

di Donato Giovenzana

 

La Cassazione in primo luogo ribadisce come, secondo il suo costante indirizzo, il notaio incaricato della stipula (o anche della sola autentica delle sottoscrizioni) di atti aventi ad oggetto diritti reali su beni immobili “non può limitarsi ad accertare la volontà delle parti e sovrintendere alla compilazione dell’atto ma deve compiere l’attività necessaria ad assicurare serietà e certezza degli effetti tipici e risultato pratico perseguito ed esplicitato dalle dette parti, poiché contenuto essenziale della sua prestazione professionale è l’obbligo di informazione e consiglio” (cfr. di recente: Cass., Sez. 3, Sentenza n. 7283 del 16/03/2021, Rv. 660913 – 01; in precedenza, nel medesimo senso, ex multis: Sez. 3, Sentenza n. 24733 del 28/11/2007, Rv. 600457 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 15726 del 02/07/2010, Rv. 614022 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 12482 del 18/05/2017, Rv. 644201 – 01).

La Corte osserva che, come in effetti si ricava da una complessiva lettura della motivazione della decisione impugnata, i giudici di merito hanno ritenuto che, se il notaio avesse individuato i vincoli gravanti sugli immobili, sarebbe emerso che gli stessi non erano commerciabili (e, in realtà, non erano stati neanche validamente acquistati dagli stessi mutuatari datori di ipoteca), quindi certamente non avrebbe potuto essere stipulato dal notaio il mutuo ipotecario, il cui importo la banca non ha recuperato neanche in parte (circo stanza quest’ultima che non risulta contestata): il danno subito dalla banca è stato, quindi, correttamente ritenuto pari all’importo concesso a mutuo, che non si è potuto recuperare.

D’altra parte, nella specie non potrebbe neanche attribuirsi un concreto rilievo al “valore effettivo” degli immobili concessi in garanzia, ai fini della determinazione del danno subito dalla banca, come pretenderebbe il notaio ricorrente: si tratta infatti di immobili che è stato accertato non essere commerciabili e, ancor più in radice, non potersi ritenere acquistati validamente dagli stessi soggetti che hanno costituito la garanzia, onde ad essi, in realtà, non può attribuirsi alcun effettivo valore ai fini dell’escussione della garanzia stessa.

Di conseguenza, il danno provocato dal mancato rilievo di tale incommerciabilità in sede di stipula del mutuo ipotecario, che avrebbe impedito in radice la costituzione in garanzia dei predetti immobili, come nella sostanza correttamente ritenuto dalla corte di appello, coincide con l’importo erogato a titolo di mutuo e non recuperato proprio a causa della impossibilità di escutere la garanzia.

 

Qui la sentenza.

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