Professionalizzazione del cliente su richiesta: necessaria la sussistenza di alcuni requisiti oggettivi.



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Nota a ACF, 6 dicembre 2021, n. 4708.

di Antonio Zurlo

 

Con la recente decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) approfondisce la questione relativa alla corretta attribuzione, alla ricorrente, su richiesta di quest’ultima, della qualità di «cliente professionale». Nella specie, trattavasi di un accertamento decisivo, giacché il servizio di gestione di portafoglio, sottoscritto dalla società, potava essere prestato solo a favore di clientela professionale: sicché ove si dovesse riconoscere che la ricorrente non soddisfacesse i requisiti per accedere a tale qualificazione, la non adeguatezza dell’investimento e, prima ancora, il comportamento non diligente dell’intermediario discenderebbero per tabulas.

Ai sensi dell’Allegato 3, del Regolamento Intermediari, vigente ratione temporis, l’intermediario poteva attribuire a un cliente, a fronte di apposita richiesta, la qualifica di “cliente professionale” solo ove quest’ultimo avesse soddisfatto almeno due dei tre seguenti requisiti:

1) avesse lavorato nel settore finanziario per almeno un anno in una posizione professionale che presupponeva la conoscenza delle operazioni o dei servizi previsti;

2) che il suo portafoglio fosse di valore superiore a € 500.000,00;

3) che la frequenza media delle operazioni di investimento fosse stata pari a dieci a trimestre per i quattro trimestri precedenti la richiesta.

Come osservato in precedenti pronunciamenti, l’intermediario ha l’obbligo di procedere a una puntuale verifica dell’esistenza del possesso di almeno due dei requisiti suddetti, dovendo, in caso contrario, respingere la richiesta del cliente. Ebbene, nel caso di specie, il resistente non ha offerto alcuna prova di aver effettuato la verifica in questione, né, tantomeno, ha dimostrato che, alla data della conclusione dell’investimento controverso (che, si ribadisce, era pacificamente riservato ai soli clienti professionali) la società soddisfacesse i requisiti necessari per poter essere classificata come tale.

Si deve concludere, quindi, che il servizio di investimento non sia stato correttamente prestato, giacché la gestione di portafoglio oggetto del contendere non poteva essere sottoscritta da un cliente privo di tale qualifica. Accertato l’inadempimento dell’intermediario, che è pacificamente dotato di rilevanza causale, il risarcimento deve essere liquidato in misura pari alla perdita sofferta dalla società per effetto dell’investimento contestato.

 

Qui la decisione.

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