Procedura espropriativa su titoli poi caducati: sussiste la responsabilità del Ministero e delle Agenzia delle Entrate ex art. 96 c. 2 c.p.c.



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Nota a App. Lecce, 4 maggio 2021.

di Marco Chironi

 

 

 

 

 

Con la recentissima sentenza n. 1367/2021, la Corte d’Appello di Lecce si è soffermata sulla responsabilità del Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate nell’ipotesi di una procedura esecutiva avviata in forza di un titolo poi annullato.

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Un soggetto conveniva in giudizio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e un Istituto di Credito per ottenere la loro condanna al pagamento del risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non subiti a causa delle esecuzioni immobiliari esattoriali patite.

L’attore esponeva che a seguito del decesso del proprio padre egli avesse presentato denuncia di successione e che, dopo la notifica degli avvisi di accertamento e di liquidazione dell’imposta di successione, egli aveva proposto ricorso dinanzi alla competente Commissione Tributaria. Tale contenzioso tributario era stato definito dopo diversi anni, con una pronuncia di annullamento degli atti impositivi dell’Ufficio del Registro, in base ai quali erano state intraprese le procedure espropriative esattoriali già concluse con la vendita all’incanto del suo patrimonio immobiliare.

Il giudice di prime cure dichiarava la carenza di legittimazione passiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze, rigettava le domande risarcitorie avanzate dall’attore nei confronti della Banca e condannava l’Agenzia delle Entrate al pagamento in favore dell’attore del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Avverso tale sentenza hanno proposto appello il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate.

La Corte d’Appello ha preliminarmente evidenziato come l’esecuzione esattoriale sia stata promossa sulla base di atti impositivi di cui è stata accertata l’illegittimità, con sentenza del giudice tributario passata in giudicato.

Ad avviso della Corte distrettuale una simile condotta si pone in palese violazione del principio espresso dall’art. 96, comma 2, c.p.c., – quale norma speciale rispetto all’art. 2043 c.c. – secondo cui il creditore procedente che ha intrapreso o compiuto, senza la normale prudenza, un’esecuzione forzata in forza di un titolo esecutivo successivamente caducato, come nella fattispecie, è tenuto al risarcimento dei danni in favore della parte danneggiata.

Ciò premesso, la Corte d’Appello ha ravvisato una condotta colposa dell’amministrazione finanziaria che ha, dunque, leso dei diritti inviolabili della persona, intaccando interessi di rilevanza costituzionale.

Quanto alla quantificazione del danno, la Corte d’Appello ha ritenuto priva di vizi la CTU espletata nel corso di primo grado.

La Corte d’Appello di Lecce ha poi accolto l’appello incidentale dell’originario attore, con cui si censurava la sentenza di primo grado per aver dichiarato carente la legittimazione passiva del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ha osservato la Corte d’Appello che l’Ufficio del Registro che ha avviato la procedura esecutiva esattoriale, costituiva una mera articolazione territoriale del Ministero delle Finanze, in quanto tale priva di legittimazione processuale, che spettava invece al predetto Ministero.

Infondate invece la domanda di condanna dell’Istituto di credito, nonché la domanda di pagamento delle rendite perdute del patrimonio immobiliare espropriato e del danno morale superiore alla misura quantificata dal giudice di prime cure.

 

Qui la sentenza. 

 

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