Responsabilità ex art. 2051 c.c.: la condotta colposa del danneggiato, priva dei caratteri di imprevedibilità e inevitabilità, non elide il nesso causale fra la cosa in custodia e il danno.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 14 dicembre 2021 n. 39965.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

 

La Suprema Corte, con la presente ordinanza, ha delineato i caratteri fondamentali dell’elemento del «caso fortuito» di cui all’art. 2051 c.c., tale intendendosi quell’elemento esterno idoneo ad elidere il nesso causale fra la cosa in custodia e il danno ad essa conseguente, e che, ad avviso della Corte, “può essere costituito da un fatto naturale e dal fatto di un terzo o della stessa vittima”.

Nel caso di specie, parte ricorrente – vittima di sinistro stradale successivo all’impatto del proprio motociclo con una buca presente sul manto stradale – ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 1227 c.c. da parte della Corte territoriale, avendo essa erroneamente escluso la responsabilità della PA (quale, custode) in virtù della comprovata condotta colposa del danneggiato, reputata dalla stessa idonea ad integrare gli estremi del caso fortuito (essendo l’incidente prevedibile da parte della vittima in ragione delle ottimali condizioni di visibilità e delle apprezzabili dimensioni della buca), pur senza valutarne i profili di imprevedibilità e inevitabilità.

Premesso che la fattispecie normativa di cui all’art. 2051 c.c. si fonda su un accertamento di tipo “causale” (e non sull’accertamento della natura “insidiosa” della cosa in custodia), gli Ermellini hanno rilevato come “la condotta del danneggiato [possa] rilevare unicamente nella misura in cui valga ad integrare il caso fortuito, ossia presenti caratteri tali da sovrapporsi al modo di essere della cosa e da porsi essa stessa all’origine del danno in via esclusiva”.

Detta condotta, invero, ad avviso della Suprema Corte, deve essere connotata da “oggettive caratteristiche di imprevedibilità ed imprevedibilità che valgano a determinare una definitiva cesura nella serie causale riconducibile alla cosa, ma a maggior ragione una condotta del danneggiato che, senza essere in qualche modo inosservante della normalità dell’esercizio dell’attività esercitata legittimamente sulla cosa, come nella specie la circolazione sulla pubblica strada, risulti, e comunque senza che ciò risulti, si profili solo ex post, cioè all’esito dell’apprezzamento dopo il verificarsi del danno dovuto alla condizione della cosa, tale che, se non fosse stata tenuta nel modo in cui lo è stato, il danno si sarebbe potuto evitare nonostante quella condizione”.

Nel caso di specie, gli Ermellini hanno rilevato come la Corte territoriale, limitandosi ad esaminare la sola condotta del danneggiato, abbia omesso ogni valutazione in ordine all’effettiva adozione, da parte del custode, al tempo del fatto dedotto in giudizio, di tutte le misure idonee a prevenire i danni derivanti dalla cosa, rispetto alle quali la condotta della vittima avrebbe potuto assumere “efficacia causale esclusiva soltanto ove sia qualificabile come abnorme, cioè estranea al novero delle possibilità fattuali congruamente prevedibili in relazione al contesto, potendo, in caso contrario, rilevare ai fini del concorso causale ai sensi dell’art. 1227 c.c.” (Cass. ord. n. 2481/18).

 

Qui l’ordinanza.

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