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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 13 dicembre 2021, n. 39528.

Massimo redazionale

 

Con la recente ordinanza in oggetto, la Prima Sezione Civile, senza soluzione di continuità con i precedenti pronunciamenti[1], ha riaffermato il principio per cui la titolarità della posizione soggettiva, attiva o passiva, vantata in giudizio, sia un elemento costitutivo della domanda e attenga al merito della decisione, sicché spetta all’attore allegarla e provarla, salvo il riconoscimento, o lo svolgimento di difese incompatibili con la negazione, da parte del convenuto. Occorre, pertanto, chiarire che la dedotta questione della titolarità sostanziale del diritto di credito oggetto di cessione rappresentava una mera difesa e non già un’eccezione in senso stretto, come, per contro, ritenuto erroneamente dalla Corte territoriale nella sentenza impugnata, come tale aperta al contraddittorio processuale (ed anche rilevabile d’ufficio) in ogni stato e grado del giudizio, con la conseguenza che la declaratoria di inammissibilità dell’eccezione (e del relativo motivo di gravame, sopra descritto in premessa), in ragione della sua tardiva proposizione (che rappresenta, invero, la ratio decidendi posta a sostegno del provvedimento reiettivo qui impugnato) risulta affermazione erronea in diritto che determina l’accoglimento del relativo motivo di censura proposto nella prima doglianza del ricorso per cassazione qui in esame.

Sul punto occorre, infatti, precisare che la Corte d’Appello abbia ritenuto che il “difetto di titolarità del rapporto sostanziale controverso” configurasse un’eccezione sollevata tardivamente, solo in sede di comparsa conclusionale, e come tale inammissibilmente proposta, con la conseguenza che le ulteriori argomentazioni di ricalzo rappresentano statuizioni rese solo “ad abundantiam” allorquando la Corte si era già spogliata della “potestas iudicandi” in relazione al merito della controversia[2].


[1] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 16 febbraio 2016, n. 2951.

[2] Cfr. Cass. Civ., Sez. Un., 20 febbraio 2007, n. 3840 del 20/02/2007; Cass. Civ., Sez. Lav., 15 giugno 2007, n. 13997; Sez. 2, Sentenza n. 9647 del 02/05/2011; Sez. 3, Sentenza n. 17004 del 20/08/2015; Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 30393 del 19/12/2017; Sez. 1, Ordinanza n. 11675 del 16/06/2020)

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