Il pignoramento presso terzi di conto corrente affidato, con saldo negativo.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 23 novembre 2021, n. 36066.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte la decisione impugnata risulta adeguatamente motivata, in conformità ai principi di diritto espressi in sede di legittimità (e richiamati dalla corte di appello) con riguardo al pignoramento del saldo derivante da un rapporto di conto corrente bancario, con particolare riguardo all’ipotesi in cui il conto stesso risulti affidato in virtù di un contratto di apertura di credito.

Secondo tali principi, “in ipotesi di contratto di conto corrente bancario affidato con saldo negativo, il creditore non può pignorare le singole rimesse che, affluite sul conto del debitore, hanno comportato la mera riduzione dello scoperto, ma eventualmente il solo saldo positivo, atteso che il contratto in questione dà luogo ad un rapporto giuridico unitario, composto da poste attive e passive, che non si risolve a seguito del pignoramento” (cfr. Cass., Sez. 3, Sentenza n. 6393 del 30/03/2015, Rv. 634964 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 1638 del 25/02/1999, Rv. 523625 – 01; nel medesimo senso, sia pure in fattispecie differente, cfr. altresì Cass., Sez. 3, Sentenza n. 9250 del 20/05/2020, Rv. 657687 – 02).

Risulta, dunque, chiara la ratio decidendi alla base della pronunzia della corte di appello, del tutto in linea con i richiamati arresti di legittimità, secondo cui:

1) non è autonomamente pignorabile, in sé, la mera disponibilità derivante al correntista in virtù del contratto di apertura di credito bancario;

2) con riguardo al rapporto di conto corrente bancario, è d’altra parte pignorabile in danno del correntista solo il saldo attivo del rapporto, non le singole rimesse che affluiscono sullo stesso;

3) di conseguenza:

3.1) se al momento del pignoramento il saldo del rapporto in conto corrente è negativo, le eventuali successive rimesse a favore del correntista non determineranno necessariamente l’esistenza di un credito pignorabile, se non nella misura in cui esse siano tali da rendere tale saldo positivo, e comunque nei limiti di tale saldo positivo;

3.2) le conclusioni appena esposte valgono anche nel caso in cui il saldo negativo del rapporto in conto corrente deriva da un’apertura di credito non completamente utilizzata e che lo sia successivamente, considerato che nè il contratto di apertura di credito, nè quello di conto corrente bancario si sciolgono a seguito del pignoramento.

In definitiva, nel caso in cui, al momento della notificazione del pignoramento avente ad oggetto il credito costituito dal saldo del rapporto di conto corrente bancario, quest’ultimo sia negativo, bisogna distinguere:

a) se successive rimesse a favore del correntista rendono il saldo positivo, tale saldo positivo sarà automaticamente assoggettato al pignoramento e vincolato in favore del creditore procedente (di modo che, nei limiti dell’importo di detto saldo positivo, ulteriori successive rimesse negative non gli saranno opponibili e non lo potranno pregiudicare);

b) se ciò non avviene, se cioè, nonostante le successive rimesse a favore del correntista, il saldo del rapporto resta comunque negativo, ciò comporta che, in concreto, non può mai ritenersi venuto in essere un credito del cliente (debitore esecutato) assoggettabile al vincolo del pignoramento (anche se ciò avviene perché, in virtù di ulteriori utilizzazioni della disponibilità derivante dall’apertura di credito, nonostante intervengano rimesse di importo complessivamente superiore all’originario saldo negativo, il saldo stesso resta comunque negativo in ogni momento del rapporto).

Deve ritenersi del tutto legittimo che, qualora il pignoramento del saldo del conto corrente bancario non si perfezioni affatto – come avviene nel caso in cui tale saldo, al momento della notificazione del pignoramento, risulti negativo (quindi non sussista alcun credito del cliente verso la banca) la banca possa ottenere dal cliente il pagamento di altri suoi crediti (anche eventualmente sorti successivamente al pignoramento). Non si può neanche porre, in tal caso, una questione di “prevalenza” o “preferenza” tra banca e creditore pignorante, con riguardo alla soddisfazione dei rispettivi crediti su un determinato bene giuridico del comune debitore, in quanto nessun pignoramento può in realtà ritenersi di fatto mai perfezionato su alcun bene del debitore.

Va poi ribadito, sotto il profilo sistematico, che l’espropriazione forzata e, quindi, il pignoramento, può avere ad oggetto esclusivamente beni, mobili ed immobili, di cui sia titolare il debitore e, tra questi, anche i crediti (che sono equiparati ai beni mobili) che questi vanti nei confronti di terzi. Essendo pignorabili i crediti del debitore nei confronti dei terzi, non può invece ritenersi assoggettabile ad espropriazione il mero diritto che il predetto debitore vanti ad ottenere a sua volta credito da terzi, in quanto in tal caso egli non può ritenersi titolare di un credito, cioè non può ritenersi titolare di una posizione giuridica attiva che gli garantisca la disponibilità di un bene patrimoniale, ma esclusivamente del diritto a diventare titolare del lato passivo della relativa obbligazione, quale debitore. Ciò è quanto accade nel rapporto cui dà luogo l’apertura di credito bancario, in cui la banca si impegna a tenere a disposizione del correntista una determinata somma, che però il correntista stesso resta obbligato a restituire (sia pure potendola utilizzare in più volte e potendo ripristinare l’originaria disponibilità). Il correntista non può ritenersi titolare, in tal caso, prima che abbia utilizzato la provvista, di un bene assoggettabile ad espropriazione, perché si tratta di un rapporto negoziale in cui è la banca a concedere credito al correntista ed in relazione al quale, quindi, la posizione del correntista è quella di debitore, non di creditore della banca.

Del pari, le rimesse a favore del correntista che affluiscono sul conto corrente non sono beni e, tanto meno, crediti, ma attribuzioni patrimoniali, onde esse non possono di per sé ritenersi suscettibili di espropriazione: oggetto di espropriazione possono essere infatti i beni patrimoniali oggetto delle attribuzioni, non le attribuzioni in quanto tali. In particolare, è certamente da ritenersi assoggettabile ad espropriazione il saldo attivo del rapporto di conto corrente bancario, in danno del correntista e presso la relativa banca (terzo pignorato, debitor debitoris): in tal caso oggetto del pignoramento è peraltro esclusivamente il credito del cliente nei confronti della banca, rappresentato dal saldo del rapporto tra gli stessi intercorrente. Di conseguenza, in caso di insussistenza di un credito del cliente nei confronti della banca (cioè di saldo negativo del conto), al momento della notificazione del pignoramento, il pignoramento stesso non può ritenersi perfezionato (mancando l’oggetto sul quale esso possa perfezionarsi, cioè un credito del debitore esecutato), e neanche le rimesse operate sul conto dopo il pignoramento stesso possono ritenersi idonee a determinarne il posteriore perfezionamento, se non nella misura in cui rendano il saldo del rapporto positivo, cioè nella misura in cui comportino l’effettiva insorgenza di un credito del correntista verso la banca.

Le conclusioni di cui sopra appaiono ulteriormente rafforzate ove si consideri che le rimesse in conto corrente sono attribuzioni patrimoniali che, in generale, possono provenire dallo stesso debitore (consistendo in versamenti in danaro o altre forme di attribuzione patrimoniale da parte di quest’ultimo in favore della banca) o anche da terzi (consistendo in pagamenti di debiti di tali terzi nei confronti del debitore esecutato o derivando da altre cause che giustifichino la relativa attribuzione patrimoniale). In entrambe le eventualità, in caso di pignoramento non perfezionatosi per l’esistenza di un saldo negativo del rapporto di conto corrente bancario, il creditore, al fine di sottoporre ad espropriazione i beni giuridici di cui il suo debitore è titolare, in relazione a tali successive rimesse, ed impedire quindi che queste ultime, quali mere attribuzioni patrimoniali, determinino una semplice riduzione dell’importo dell’esposizione del suo debitore verso la banca (cioè una mera riduzione dell’ammontare del saldo negativo), dovrebbe in realtà, rispettivamente, procedere (prima che intervengano le rimesse) al pignoramento diretto nei confronti del debitore stesso (con riguardo al denaro o alle altre utilità oggetto delle rimesse operate dal debitore), ovvero procedere al pignoramento dei crediti di quest’ultimo nei confronti dei terzi che vengano estinti mediante tali rimesse (con pignoramento da effettuare presso i terzi stessi, non presso la banca).

In ogni caso, resta valido il principio per cui, se il saldo del rapporto di conto corrente bancario è negativo al momento della notificazione del pignoramento, le eventuali successive rimesse possono comportare ugualmente il sopravvenuto perfezionamento del pignoramento solo se (e nei limiti in cui) esse siano di importo tale da rendere il saldo positivo, ma non se riducono semplicemente l’ammontare del saldo negativo.

Infine,  si deve considerare che il contratto di apertura di credito bancario in conto corrente non si scioglie con il pignoramento e, di conseguenza, la banca – sempre che il saldo del conto non diventi mai attivo per il correntista può ben continuare a concedere al correntista la disponibilità promessa (salvo il possibile scioglimento del rapporto sulla base delle previsioni contrattuali), così determinando l’incremento del proprio credito e, correlativamente, l’esposizione del correntista debitore, anche se frattanto siano intervenute rimesse tali da ridurre tale esposizione. In siffatta eventualità, infatti, la banca resta sempre creditrice del correntista, e non ne diviene mai debitrice, quindi non viene mai ad esistenza un credito del correntista nei confronti della banca che possa comportare il perfezionamento del pignoramento in origine negativo. Nè vi sono disposizioni normative che vietino al terzo pignorato, in caso di pignoramento negativo (in quanto il terzo stesso non solo non risulta debitore del debitore esecutato ma ne è addirittura creditore), di concedere (ulteriore) credito al suddetto debitore esecutato e di incassare parziali pagamenti sui propri crediti, se non diventa mai suo debitore.

Nel caso di specie, la corte di appello ha accertato, in fatto, che sul conto corrente interessato dal vincolo pignoratizio vi sono state rimesse e utilizzi della disponibilità in epoca successiva al pignoramento stesso, ma il saldo non è mai divenuto attivo per il correntista.

 

Qui la sentenza.

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