Sulla necessità di una specifica domanda per ottenere gli interessi legali sulle somme in restituzione.



6 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. III, 12 novembre 2021, n. 34011.

di Donato Giovenzana

 

La vicenda trae origine da un’opposizione a decreto ingiuntivo promossa e vinta da un cliente nei confronti della sua banca, alla quale ha poi intimato il pagamento di quanto oggetto della condanna, nonché degli interessi legali.

Secondo la Cassazione, il pagamento effettuato in ottemperanza ad un provvedimento di condanna provvisoriamente esecutivo, poi caducato, dà diritto al solvens di essere integralmente reintegrato nella situazione precedente. Non dà luogo ad una condictio indebiti, e quindi non rileva in alcun modo lo status soggettivo dell’accipiens, ma si deve solo ricostruire il patrimonio di chi ha ingiustamente pagato. Su questo primo punto la giurisprudenza di legittimità, sebbene non abbia avuto modo di pronunciarsi con frequenza, è costante: v. Cass. n. 9480 del 2010: “l’azione di restituzione che venga proposta, ai sensi dell’art. 389 cod. proc. civ., dalla parte vittoriosa nel giudizio di cassazione, in relazione alle prestazioni eseguite in base alla sentenza d’appello poi annullata, non va ricondotta allo schema della “condictio indebiti“, ma si ricollega ad una specifica ed autonoma esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore alla decisione cassata, restando irrilevante la buona o mala fede dell’accipiens“, che, di conseguenza, non è tenuto a sopportare il rischio dell’attuazione della tutela giurisdizionale invocata con riguardo alla decorrenza degli interessi applicabili”.

La giurisprudenza di legittimità è costante anche, dovendosi ritenere superato un diverso, isolato precedente (Cass. n.8829 del 2007), nell’affermare che per ottenere la restituzione di quanto pagato in virtù di un titolo caducato è necessario comunque formulare una domanda restitutoria (Cass. n. 8639 del 2016, Cass. n. 2662 del 2013). L’art. 336 c.p.c., disponendo che la riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai provvedimenti e agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata, comporta che, non appena sia pubblicata la sentenza di riforma, vengano meno immediatamente sia l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, sia l’efficacia degli atti o provvedimenti di esecuzione spontanea o coattiva della stessa, rimasti privi di qualsiasi giustificazione, con conseguente obbligo di restituzione delle somme pagate e di ripristino della situazione precedente. E’ sufficiente l’accoglimento della impugnazione perché sorga l’obbligo restitutorio. Tuttavia, l’esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile non comporta, di per sé, una implicita condanna a pagare, quale contenuto non dichiarato della sentenza di riforma, ma esige una apposita pronuncia. Incorre quindi nella violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato il giudice che, accogliendo l’appello avverso sentenza provvisoriamente esecutiva, ometta di ordinare la restituzione di quanto corrisposto in forza della decisione riformata, pur essendo stata ritualmente introdotta con l’atto di impugnazione la relativa domanda restitutoria, non potendosi utilizzare la riforma della pronuncia di primo grado, agli effetti di quanto previsto dall’art. 474 c.p.c., nonché dall’art. 389 c.p.c. per le domande conseguenti alla cassazione, come condanna implicita. Ai fini di ottenere la restituzione di quanto pagato in ottemperanza ad una pronuncia di condanna poi caducata, è necessaria quindi la formazione di un titolo restitutorio.

A proposito degli interessi, hanno osservato i Supremi Giudici, vi sono alcune pronunce di legittimità che affermano la superfluità della domanda volta alla corresponsione degli interessi perché sostengono che l’obbligazione dell’accipiens alla restituzione, ex art. 1282 c.c., sorge ex lege, conseguendo direttamente al venir meno del titolo giustificativo per l’incameramento delle somme: in questo senso Cass. n. 21699 del 2011, che affronta anche, e risolve nel modo più favorevole al solvens, anche il successivo passaggio, quello relativo alla decorrenza di tali interessi: “L’azione di restituzione e riduzione in pristino, che venga proposta, a norma dell’art. 389 cod. proc. civ., dalla parte vittoriosa nel giudizio di cassazione, in relazione alle prestazioni eseguite in base alla sentenza d’appello poi annullata, non è riconducibile allo schema della ripetizione d’indebito, perchè si collega ad un’esigenza di restaurazione della situazione patrimoniale anteriore a detta sentenza e prescinde dall’esistenza del rapporto sostanziale (ancora oggetto di contesa); né, in particolare, si presta a valutazioni sulla buona o mala fede dell’”accipiens“, non potendo venire in rilievo stati soggettivi rispetto a prestazioni eseguite e ricevute nella comune consapevolezza della rescindibilità del titolo e della provvisorietà dei suoi effetti. Ne consegue che chi ha eseguito un pagamento non dovuto, per effetto di una sentenza provvisoriamente esecutiva successivamente riformata, ha diritto ad essere indennizzato dell’intera diminuzione patrimoniale subita, ovvero alla restituzione della somma con gli interessi legali a partire dal giorno del pagamento“.

Conformemente all’indirizzo da ultimo richiamato, per la Suprema Corte, deve ritenersi non necessaria la formulazione di una autonoma domanda volta al riconoscimento del diritto agli interessi sulla somma della quale si chiede la restituzione, per la natura integralmente restitutoria dell’obbligo dettato dall’art. 1282 c.c., che opera ex lege: atteso che la sentenza che pone nel nulla il titolo e condanna alla restituzione chi ha percepito un importo non dovuto deve essere integralmente restitutoria nella posizione quo ante, essa può ritenersi anche implicitamente comprensiva dell’obbligo, in capo a chi ha ricevuto un importo che in base all’esito definitivo del giudizio non gli spettava, di restituire anche i frutti civili appresi e quindi degli interessi, e, a sua volta, la domanda restitutoria può ritenersi comprensiva della domanda volta alla corresponsione, sulla somma che si chiede indietro, degli interessi legali.

Può ritenersi quindi che l’accoglimento della domanda restitutoria che trae le mosse dalla caducazione del titolo in virtù del quale si è eseguito il pagamento togliendo causa, con effetto retroattivo, alle attribuzioni patrimoniali effettuate in esecuzione del titolo caducato, comporta, per effetto naturale del suo carattere restitutorio, che il solvens abbia diritto ad ottenere, anche se non li ha richiesti, gli interessi legali sulla somma che ha corrisposto.

Occorre poi chiedersi quali siano le conseguenze se nella domanda restitutoria non è esplicitato che chi agisce intende recuperare anche gli interessi legali sulla somma corrisposta e la sentenza che reca la condanna restitutoria nulla dice, come nel caso di specie, in relazione agli interessi, ovvero se si possa porre in esecuzione il predetto titolo anche per il recupero degli interessi o se sia necessario attivarsi per la formazione di un diverso titolo, in particolare impugnando la sentenza che non si pronuncia sugli interessi.

La conclusione da trarre, in linea con quanto si è affermato finora è: il titolo restitutorio, dovendo tendere ad una integrale restituzione del soggetto nella situazione quo ante, comprende ex lege, senza bisogno di una specifica domanda ed a prescindere anche da una espressa menzione di essi nel dispositivo, il diritto del solvens di recuperare anche gli interessi legali sulla somma della quale si è privato sulla base di un titolo caducato, dei quali non ha potuto godere. Quindi, se anche nella sentenza che accerta il diritto del solvens alla restituzione di quanto pagato con una determinata decorrenza, non si dice nulla in ordine agli interessi legali, gli stessi sono dovuti implicitamente, perché il titolo discende direttamente dalla legge in favore di chi sia stato accertato come avente diritto alla restituzione (purchè la domanda volta ad ottenere la restituzione nella situazione precedente sia stata formulata), in quanto la domanda restitutoria implica l’integrale restituzione nella situazione precedente al pagamento.

Quanto infine alla decorrenza degli interessi, poiché il diritto alla restituzione degli interessi è un effetto legale dell’obbligo restitutorio, deve ritenersi che, ove la sentenza di condanna sulla base della quale sia stato effettuato il pagamento sia stata posta nel nulla, e ove sia stata chiesta la condanna dell’accipiens alla restituzione, sulla somma da restituire siano dovuti, anche in mancanza di specifica domanda relativa agli interessi, gli interessi legali dal giorno dell’avvenuto pagamento, ex art. 1282 c.c.

 

Qui la sentenza.

 

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori

  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap