La morte del correntista e la “sopravvivenza” del conto corrente.



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Nota a ABF, Collegio di Bologna, 24 settembre 2021, n. 20478.

Redazione

 

Con la recente decisione, il Collegio bolognese dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), senza soluzione di continuità con l’orientamento consolidatosi sul tema, rileva che il contratto di conto corrente bancario non si estingua per effetto della morte del correntista, ma unicamente ove sia formulata una richiesta in tal senso da parte degli eredi. Il Collegio di Coordinamento[1] ha, infatti, statuito che «Il contratto di conto corrente bancario non si estingue automaticamente per effetto della morte del correntista, ma in conseguenza di una espressa manifestazione di volontà da parte degli eredi. Resta fermo che il comportamento della banca debba essere improntato a correttezza e buona fede anche nei confronti degli eredi». Da tale principio il Collegio ha concluso che, ove l’erede non abbia esercitato il recesso, «[r]isultano legittimi […] gli addebiti per l’invio degli estratti conto e delle comunicazioni e per i canoni per la tenuta del conto corrente».

Da tale ultimo corollario consegue, nella specie, il rigetto dell’ulteriore domanda di rimborso delle spese di gestione inerenti al conto corrente, in quanto questo rimane operativo pur a seguito della liquidazione degli importi in esso contenuti, sino a quando tutti i coeredi non esprimono il consenso alla sua chiusura, continuando medio tempore a produrre i relativi oneri di gestione.

 

Qui la decisione.


[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, n. 24360/19.

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