Dolcetto, scherzetto o…reato commetto? La nostra sentenza per Halloween.



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Nota a Cass. Pen., Sez. V, 28 maggio 2018, n. 40488.

di Antonio Zurlo

 

Con la sentenza in oggetto, la Cassazione qualifica come manifestamente infondati i rilievi per cui il fatto contestato sarebbe in sostanza penalmente irrilevante in ragione della presunta intenzione ludica (c.d. ioci causa) che avrebbe mosso l’autore materiale della condotta tipica e i suoi sodali.

Difatti, l’intento di effettuare uno “scherzo” è idoneo a escludere il dolo del reato solo laddove la condotta non venga posta in essere con la volontà (o l’accettazione del rischio) di determinare la lesione tipica, ovvero quando tale intenzione risulti incompatibile con l’eventuale finalità specifica che caratterizza il dolo suddetto, degradando, altrimenti, a mero movente dell’agire, di per sé ininfluente ai fini della rilevanza penale del fatto.

Nella specie, la Corte territoriale aveva ritenuto sussistente il reato di violenza privata, avendo rilevato che gli imputati avevano volontariamente costretto, attraverso una condotta oggettivamente minacciosa e idonea a determinare l’effetto perseguito, la persona offesa a consegnare il proprio portafogli, realizzando, dunque, il fatto tipico previsto ex art. 610 c.p. e determinando, in maniera consapevole, un’indebita ed effettiva compressione della libertà morale di quest’ultima. Trattandosi di reato a dolo generico e a consumazione istantanea, tali conclusioni, a giudizio del Collegio, devono ritenersi corrette, rimanendo irrilevante che successivamente al momento consumativo gli imputati avessero restituito spontaneamente il portafogli all’offeso.

 

Qui la sentenza.

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