Autoriciclaggio: il versamento del profitto illecito ad una banca terza o ad una società può configurarlo.



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Nota a Cass. Pen., Sez. II, 23 settembre 2021, n. 35260.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte l’indagato risulta avere sostituito il profitto del reato presupposto di appropriazione indebita estinguendo un credito vantato dalla Banca nei confronti propri e del fratello ed estinguendo altresì l’ipoteca che la Banca vantava su immobili al medesimo  intestati.

 E non vi è dubbio che l’utilizzazione del denaro frutto del reato presupposto per estinguere un debito ed un’ipoteca costituisca una specifica condotta di sostituzione del profitto del reato presupposto, posto che il compendio monetario assume diversa destinazione transitando nella disponibilità esclusiva di altro soggetto giuridico, l’istituto bancario, proprio per effetto delle condotte poste in essere anche dall’imputato, il quale, dopo l’operazione di sostituzione, godeva anche della titolarità di beni liberi da garanzie reali.  

Al proposito la Cassazione ha già affermato come integra il delitto di riciclaggio la condotta di colui che, consapevolmente, ricevuti assegni la cui provvista è provento di delitto, li giri a terzi; ed in motivazione la Corte ha precisato che è irrilevante la tracciabilità dell’operazione atteso che la ricezione delle somme portate nell’assegno ed il successivo trasferimento a terzi costituiscono condotte idonee a ostacolare l’individuazione del provento delittuoso (Sez. 2, n.  46319 del 21/09/2016, Rv. 268316). Analoga appare la condotta posta in essere dall’indagato che, ricevuti i proventi dell’appropriazione indebita commessa dal fratello, li utilizzava per l’estinzione dei debiti e delle ipoteche mediante trasferimento all’istituto di credito. Proprio in tema di operazione bancarie si è già affermato come integra il delitto di riciclaggio il compimento di operazioni consapevolmente volte ad impedire in modo definitivo, od anche a rendere difficile, l’accertamento della provenienza del denaro, dei beni o delle altre utilità: tra di esse rientra la condotta di chi deposita in banca denaro di provenienza illecita poiché, stante la natura fungibile del bene, in tal modo esso viene automaticamente sostituito con denaro pulito (Sez. 2, n. 52549 del 20/10/2017, Rv. 271530). Analogamente deve, quindi, ritenersi anche per il pagamento di debiti e l’estinzione delle ipoteche mediante il versamento di somme provento di delitto ad istituti di credito che integrano evidenti condotte di sostituzione mediante il trasferimento a diverso soggetto e l’impiego del capitale illecito.   

Secondo la Corte nella specie è ravvisabile una condotta dissimulatoria, non estranea all’autoriciclaggio, configurabile allorchè in esito alla consumazione del delitto presupposto, il reinvestimento del profitto illecito avvenga non ad opera dello stesso autore del reato presupposto ma con l’intestazione del medesimo ad un terzo.

 

Qui la sentenza.

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